Piero Dorfles, il dinosauro in difesa della cultura, a Festivaletteratura

Piero Dorfles con Neri Marcoré (VIRGINIA FARNETI ANSA)

Piero Dorfles con Neri Marcoré (VIRGINIA FARNETI ANSA)

(ANSA) - Il dinosauro, come si definisce Piero Dorfles, formatosi prima dell’avvento del Pc e del Web, torna a Mantova ancora una volta da cronista e protagonista, forte anche della sua popolarita’ presso i giovani, guadagnata con una trasmissione domenicale tv come ‘Per un pugno di libri’ che realizza con Neri Marcorè (tornerà dal 17 ottobre sempre su Raitre alle 18). Per lui il Festivaletteratura ”ha avuto il merito per primo, nel 1997, di aver scoperto una inespressa domanda di cultura secondo schemi nuovi, che c’era e non aveva alcuna risposta”.

Dorfles vi partecipa sin da allora e, domani, tiene un incontro su come si possa salvare ancora la cultura, che parte dal suo ultimo libro, Il ritorno del dinosauro (Garzanti, pp. 210 - 18,60 euro).

”A dimostrare che questo non è un paese di gente inerte, morto o imbarbarito, in cui il pubblico non vuole, come pretendono molti, solo sciocchezze e non ama la cultura - continua - c’è stato il proliferrae di festival di questo genere un po’ in tutta Italia, che ovunque registrano buoni successi grazie a un pubblico interessato e numeroso che accorre per ascoltare e vedere autori famosi e meno. Qualcuno dice che è un fenomeno divistico e poco culturale, solo perche’ i lettori amano anche vedere in faccia i loro scrittori piu’ amati, capire chi sono e come parlano, ma partendo da una sete culturale. Del resto nessun consumo può oggi essere estraneo a interessi per certi versi un po’ morbosi. La cultura di massa, che non è sempre obbligatoriamente bassa, comprende questo tipo di fenomeni”.

E’ quel che metti in rilievo col tuo libro, prendendotela con chi non capisce i tempi e i mezzi nuovi: ”Infatti, quello che mi preoccupa soprattutto è lo scollamento che si è creato tra la classe intellettuale e i mezzi di comunicazione di massa su cui i giovani si formano. Certo sono mezzi poco accoglienti per gli intellettuali che però hanno delle responsabilità, perché manca in loro l’impegno a conoscerli per poterli usare, a studiarne il linguaggio e la sintassi, così che finiscono per rendere naturale la loro esclusione”.

Sono dei dinosauri e tu, tra loro, però ti alzi per metterli in guardia e denunciare il rischio grave di un impoverimento di sensibilità e profondità, culturale e sociale? ”La discussione che ha visto nei giorni scorsi protagonisti Baricco e Scalfari non e’ solo culturale in senso stretto, ma riguarda anche come affrontano certi processi anche storici e sociali coloro che accettano i cambiamenti e coloro che mettono dei paletti e pensano ci si debba opporre a certi sconfinamenti. Io credo che davanti a simili trasformazioni si possano fare obiezioni e frenare su alcuni aspetti, fermi su un solo punto: il nuovo e’ importante, ma non se butta via il vecchio. Mantova e’ uno dei segni di un presente vitale, turbinoso e pieno di aspettattive che diventa difficile se perdiamo il contatto con le nostre radici, il che renderebbe impossibile progettare il futuro. Sono per questo un dinosauro non passatista quindi - sottolinea Dorfles - ma anzi uno che vuole guardare al futuro”.

Al Festivaletteratura oltre al valore del passato c’èla verifica di un altro valore importante, quello della gerarchia: il nostro non e’ un problema politico o tecnologico, ma di non riconoscere piu’ che chi sa ha un valore e va utilizzato e chi non sa va valutato diversamente. A Mantova si viene a ascoltare e nessuno pensa che tutti siano eguali, come e’ accaduto dagli anni ‘70 per malintesa democrazia. Questo pubblico ci ricorda che il sapere e’ un valore da approfondire e quindi su di esso bisogna investire, e non tagliare con l’illusione che le magnifiche sorti progressive tecnologiche ci permettono di arrivare dappertutto e conoscere ogni cosa, perche’ si tratta di conoscenza superficiale, priva di pensiero critico e analitico”.

E Dorfles, come fa sempre, inviterà anche qui tutti a ‘’schierarsi contro una classe dirigente politica, industriale e spesso anche universitaria mediocre, di destra e di sinistra, che coopta gente di poco valore per non sentirsi messa in discussione e finira’ per mettere tutti gli altri ai margini, privandoli e privandoci di un futuro”.

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