
Credits: Jesse Draper @ flickr
Katya Samuel-Anyagafu è cresciuta nel Laos, è appassionata di musica e arte e sta per pubblicare il suo primo romanzo, The flute dancer. Dimenticavo: ha 12 anni. Chi ha avuto modo di sfogliare i nove capitoli della sua opera prima, sostiene che non sembra essere un testo di una bambina delle scuole medie: è profondo, ben scritto, capace stimolare riflessioni sulla vita che solitamente mettono in difficoltà la maggior parte degli adulti. Un miracolo? Niente affatto.
È credenza comune che la scrittura, e in particolare quella narrativa, debba per forza essere sorretta da una vita fitta di esperienze, ostacoli superati e cuori spezzati. Per questo, quello degli scrittori adolescenti è un fenomeno così difficile da spiegare, soprattutto a un mondo che definisce incanutiti uomini sulla quarantina come“giovani autori” e come “giovanissimi” degli adulti ben sopra la ventina, magari con una laurea, e che già hanno cominciato a versare contributi. Il fatto è che l’industria editoriale tende a considerare gli adolescenti unicamente come target commerciali, creature non senzienti che si nutrono di maghetti secchioni e vampiri dal cuore spezzato. E invece, sorpresa: gli adolescenti e i preadolescenti sanno anche scrivere. In alcuni casi con pregevoli risultati.
Alicia Quilty, ad esempio, ha cominciato a scrivere il suo primo romanzo, The stolen fiddle, all’età di dieci anni. Doveva essere una storia da far leggere alla famiglia, è diventato un caso letterario. Adora Svitak invece ha cominciato a tenere un blog di attualità a soli 7 anni, per poi pubblicare, tre anni dopo, il suo primo romanzo. Ma senza andare troppo lontano, basta pensare che Ray Bradbury dall’età di 12 anni scrive mille parole al giorno, per comprendere come quello dei baby-scrittori non sia necessariamente un fenomeno inspiegabile.
É stato dimostrato come proprio durante la prima adolescenza l’inividuo sviluppi le capacità cognitive connesse alla creatività artistica. In una pubblicazione del 1990, lo psichiatra Albert Rothenberg spiegava questa “esplosione creativa” con la comparsa, per la prima volta nella vita, del Pensiero Janusiano, ovvero la capacità di concepire simultaneamente due o più concetti tra loro contraddittori.
In questa età di passaggio, insomma, il ragazzino mantiene la visionarietà senza steccati del bambino e acquisice la capacità di estrapolare significati complessi dalle esperienze reali. Sarebbe un peccato liquidare casi come quello di Katya e di Alicia come felici parti intellettuali di bambini prodigio. Il fenomeno dei romanzieri adolescenti merita di essere approfondito e studiato a dovere. E, in alcuni casi, debitamente incoraggiato.
- Giovedì 9 Settembre 2010

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