
L'uomo che smise di fumare: particolare della copertina del libro edito da Guanda
Stavolta è una raccolta di racconti, si intitola L’uomo che smise di fumare, ha una bellissima copertina disegnata da Alberto Rebori, ma in realtà tutto questo non importa granché.
Ciò che conta, infatti, è la firma: P.G. Wodehouse. È lui la vera garanzia narrativa di quest’antologia di racconti incentrata sulla sterminata famiglia Mulliner, che Guanda ha deciso di pubblicare nella sua collana più autorevole, I narratori della Fenice.
L’unica garanzia, dicevamo, è la firma, perché nella narrativa del Novecento è accaduto in rarissimi casi che un autore riesca a sfornare centinaia di opere, mantenendo lo stesso (altissimo) livello qualitativo.
Bene, a Wodehouse, è capitato quasi sempre, sia quando ha raccontato il ritrovo londinese di Angler’s Rest, sia quando ha tracciato un’espressiva rappresentazione dell’aristocrazia terriera nell’Inghilterra vittoriana (è il caso del formidabile Jeeves).
Lo scrittore di Guilford, se è capace di far ridere, è più spesso capace di far sorridere. E la sua qualità maggiore (oltre alle fenomenali doti intrattenitive) risiede nella capacità di varare tutti i registri della commedia, senza mai cadere nella tentazione di sconfinare nella tragedia o, peggio, nel dramma.
Tutto ciò accade puntualmente anche nell’Uomo che smise di fumare. Ma questo, come dicevamo, è quasi un dettaglio.
- Venerdì 10 Settembre 2010

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