
particolare della copertina originale - copyright: Random House
La vita di un bambino di dieci anni viene improvvisamente stravolta dal divorzio dei genitori. Il bambino rimane con la madre, un’alcolizzata che nei momenti di peggiore depressione finisce per picchiarlo. Un giorno il bambino le augura di morire, tre mesi dopo lei muore per davvero, per mano di un misterioso assassino. Il bambino cresce, e da quel giorno in avanti continuerà a cercare donne che assomiglino il più possibile alla madre perduta.
Potrebbe essere uno dei tanti morbosi thriller psicologici che intasano le librerie italiane, invece The hilliker curse: my pursuit of women è firmato da James Ellroy e, cosa più importante: è autobiografico.
Mentre nelle librerie Il sangue è randagio, terzo capitolo della trilogia Underworld Usa, continua a mancinare incassi, in patria Ellroy dà alle stampe un altro capitolo della storia più misteriosa fra quelle da lui create: la sua stessa vita. Se in I miei luoghi oscuri, l’oggetto dell’autoanalisi era una donna: Geneva, la madre di James e le circostanze inspiegate del suo omicidio; in The hilliker curse l’oggetto sono tutte le donne con cui l’autore ha avuto a che fare nella lungo la sua tormentata esistenza.
Non solo la madre dunque, ma anche le cotte adolescenziali, le prostitute, le compagne di sbronze e di riabilitazione, mogli, ex-mogli e una lunga schiera di altre donne dai capelli rossi di cui continua a collezionare i numeri. E siccome, come sottolinea il Guardian, le donne per Ellroy sono sempre state “un’ossessione”, parlando delle sue donne, Ellroy racconta la sua vita. Questo libro, insomma, può essere considerato una sorta di trasversale autobiografia. Il profilo che ne esce, è quello di un uomo strappato a metà da due forze contrastanti: compulsivamente attratto dall’equilibrio psicologico che solo le donne sanno dare alla sua vita, e allo stesso tempo allergico all’ordinaria tranquillità della vita coniugale; il ragazzino sognatore che continua a cercare il Vero Amore, e il logoro seduttore che rastrella lettrici alle presentazioni dei suoi libri.
Il materiale è sicuramente forte, l’abilità narrativa è conclamata, forse quello che manca però a questa semi-autobiografia, è una autentica sincerità d’animo; e questo si vede innanzitutto dalla scelta del linguaggio. Molte delle prime recensioni, infatti, bacchettano The hilliker curse per il suo stile artificioso, per una ricerca ossessiva delle parole, delle onomatopeiche e delle allitterazioni, quasi la sua - più che una retrospettiva - fosse la riscrittura del suo passato in forma di opera d’arte. Verso la fine del libro, Ellroy annuncia di aver finalmente trovato l’amore vero. È la verità, oppure l’irrinunciabile pennellata finale al suo sofisticato auto-ritratto?
- Lunedì 13 Settembre 2010

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