
Particolare della copertina - Credits: Garzanti Libri
Carlo Simoncini di mestiere fa l’avvocato. A Bergamo, città e cittadini contro i quali non ha peli sulla lingua. A Bergamo è di casa anche perché suo padre, Tino, fu sindaco dal 1956 al 1964.
Avvocato appassionato di giornalismo e letteratura, l’autore ha molto in comune con il protagonista di questo suo romanzo d’esordio, Carne arrabbiata (Garzanti Libri).
In particolare, reca con sé quella nota di polemica nei confronti di una realtà
bigotta e bacchettona, dove solo pochi potevano far sentire la loro voce: le banche, la curia, gli industriali (…). Così bella per tanti aspetti, ma anche così chiusa nei suoi riti, nelle sue abitudini, nel suo tartufismo. Una città che rifiuta ciò che turba il quieto vivere, che vive con fastidio le cose insolite, qualunque evento possa alterare le abitudini consolidate. Condizione dovuta a chi, per decenni, ha sparso a piene mani, dalle colonne della stampa locale, la retorica della laboriosità. A chi ha dipinto questa gente come gente sana, senza grilli per la testa, che quindi non si occupa di politica e cultura, ma che pensa ai fatti suoi, (…), dove la creatività è sottomessa all’omologazione. Dove disturba tutto ciò che stimola il senso critico, tutto ciò che costringe a pensare.
La storia.
Lorenzo è un avvocato di successo a Bergamo. Una quarantina d’anni, moglie e due figli, ha ereditato il florido studio del padre. Una vita tranquilla e felice, se non fosse per quell’insoddisfazione che lo accompagna fin dall’epoca dello scontro con il padre, troppo tradizionalista e legato all’establishment per un ragazzo assetato di giustizia e di libertà.
E poi, il lavoro dell’avvocato è un compromesso: in fondo si tratta di assecondare gli umori dei clienti, quella «carne arrabbiata» che non riesce più a ragionare…
Un giorno arriva una telefonata: «il Bugatti», un suo cliente, è morto in un incidente stradale. La causa aveva contrapposto Bugatti, inventore geniale ma un po’ ingenuo, e i suoi datori di lavoro. La Soliman aveva sfruttato i brevetti di Bugatti senza riconoscere la sua paternità, e trattenendo la sua quota di guadagni.
Cercando di ristabilire i diritti del suo cliente, Lorenzo ci fa capire come funziona davvero il meccanismo della giustizia, tra intoppi burocratici e intrighi tra colleghi, brillanti intuizioni e faticoso buon senso. Senza dimenticare l’intreccio di connivenze tra i ricchi e potenti della città (politici, industriali, banchieri, magistrati, giornali…) ai danni di un povero diavolo.
Carne arrabbiata racconta dal punto di vista di un avvocato il funzionamento della giustizia nel nostro paese. E ci fa capire come, anche tra mille difficoltà e disillusioni, sia necessario continuare a cercare verità e giustizia.
Carne arrabbiata dovrebbe far da coppia con il saggio di Bruno Tinti, Toghe rotte, uscito nel 2007, in cui sono raccontati i guasti della giustizia nel mondo della magistratura. Carne arrabbiata, potremmo riassumere, racconta cosa voglia dire portare avanti il lavoro di avvocato cercando di rispettare le leggi, la deontologia professionale e la propria coscienza.
La fatica quotidiana di Carlo Simoncini.
- Lunedì 27 Settembre 2010

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