
Illustrazione di Gregory di Folco - Credits: gdifolco1973 @ flickr
Nemesis, il nuovo romanzo del Premio Pulitzer Philip Roth in uscita negli USA il prossimo 5 ottobre, parla di fallimento. Fallimento inteso in senso passivo, traguardo inevitabile di un processo che condanna gli individui e l’umanità tutta e che, spesso, procede di pari grado con la degradazione del corpo. Fallimento e vecchiaia, due strade parallele che quasi sempre tendono a incontrarsi nel più prevedibile dei punti.
Nel caso di Nemesis, il fallimento è quello di Bucky Cantor, un atleta di 23 anni che, scartato dall’esercito per problemi di vista, finisce a fare l’insegnante di ginnastica in una scuola New Jersey. È il 1944 e, mentre i suoi coetanei rischiano la vita nella guerra oltreoceano, lui deve occuparsi dell’allarmante epidemia di poliomielite che sta terrorizzando gli Stati Uniti. Il fallimento ha quasi sempre un principio, e in questo caso il principio si personifica nella figura di alcuni ragazzi italo-americani che si presentano al campetto della scuola, sputando ovunque e minacciando di diffondere la polio tra glia alunni.
Non passa molto prima che uno dei ragazzini sotto la tutela di Bucky si ammali e muoia. Poco dopo tocca a un altro ragazzo, e questa volta i genitori incolpano esplicitamente Bucky. È in questo momento che il fallimento allunga i suoi tentacoli più seducenti. Terrorizzato dalla situazione in cui si è trovato, Bucky decide di scappare insieme a un’altra insegnante, Marcia. In quel momento, l’uomo integro ed eticamente inflessibile che Bucky aveva creduto di essere si rivela pura potenza, affacciandosi così sul lento e inarrestabile declino che lo porterà, 30 anni dopo, ad essere un vecchio solo e intriso di sensi di colpa.
Nemesis è il quarto romanzo di una serie che comprende Everyman, Indignazione e L’umiliazione, e che lo stesso Roth ha idealmente raccolto in un ciclo chiamato proprio “Le nemesi”. Come gli altri tre romanzi del ciclo, Nemesis assume toni più cupi rispetto ai libri precedenti, e affronta i temi legati a doppio filo di Morte e Fallimento. Temi che vanno a colmare l’ingombrante vuoto lasciato da un Dio nella cui esistenza, a 77 anni, Roth crede sempre meno.
- Mercoledì 29 Settembre 2010

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