
(Credits: Flickr/theedinburghblog)
La prima cosa che un vero manuale di scrittura insegna a un aspirante narratore sono la trama e i personaggi. Devono essere credibili, poco macchiettistici, godere di una certa autonomia e, soprattutto, essere compatibili tra di loro.
Una raccomandazione che vale doppio quando si tratta di un giallo: è lì, oltre che nell’intreccio e nella narrazione, che si misura infatti il talento di uno scrittore.
Sulle qualità del Ian Rankin giallista, da tempo, i dubbi erano davvero pochi. E continuano a restare pochissimi dopo l’uscita in libreria del suo ultimo thriller intitolato Un colpo perfetto e pubblicato da Longanesi.
Ciò che fa dello scrittore inglese una prima lama del giallo europeo, infatti, non è solo la perizia con la quale traccia il suo mosaico narrativo. E’ soprattutto l’abilità nel creare un cocktail esplosivo di personaggi (tutti peraltro piuttosto credibili).
Era già successo nei suoi precedenti thriller. E accade puntualmente anche in Un colpo perfetto. Sul palcoscenico, stavolta, c’è un inappagato collezionista d’arte divenuto ricchissimo grazie all’ideazione e alla vendita di software. Insieme a lui, uno spigolosissimo docente a capo dell’Accademia di Belle Arti e un alto funzionario di banca.
A dire il vero, i tre non sembra che abbiano poi tante cose in comune. Solo, per così dire, l’ossessione per la pittura. E sarà quel pallino a diventare il motore immobile della trama di Rankin, spingendo i suoi personaggi a progettare un arditissimo furto alla National Gallery di Edimburgo.
Inutile aggiungere altro sulla trama. Basta solo dire che ai tre protagonisti se ne aggiungerà un altro, che risulterà presto decisivo, determinando le sorti di tutti e quattro. E soprattutto dando l’ulteriore conferma del talento puro del Rankin narratore.
- Giovedì 30 Settembre 2010

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