

di Stefania Vitulli
Il romanzo del futuro porta la firma di uno scrittore italiano. Social killer di Vito Di Bari, futurologo e innovation designer (era tra l’altro «l’inviato dal futuro» di Studio aperto), è il primo romanzo multipiattaforma al mondo. Che significa una storia in cui davvero si abbattono i confini tra realtà e fiction: grazie a smartphone e cellulari si può scaricare e leggere il thriller un capitolo al giorno; con Facebook si può interagire con i personaggi; sul sito Datebook.it si può essere protagonisti e andare a caccia di indizi. Tutto gratis e appena sbarcato online.
Somiglia ai «keitai shosetsu», i romanzi giapponesi per cellulare che hanno fatto impazzire la manga generation. Ha vaghe parentele con operazioni ibride come Metro 2033, il thriller scaricato da oltre 2 milioni di russi e modificato dai lettori per arrivare a un videogame e, solo tre anni dopo, alla versione stampata. Ma Social killer va ben oltre. Per la storia, ambientata a Milano, di un serial killer che adesca le giovani vittime in un social network, e dei tre studenti universitari che verranno coinvolti nella vicenda, Di Bari (che si divide tra Miami e le docenze al Politecnico e alla Bocconi di Milano, ha collaborato per anni con l’Unesco e varie multinazionali ed è l’autore dell’architettura digitale di presentazione di Expo 2015) ha creato un mondo multimediale che fa impallidire ogni precedente tentativo.
Come le è venuto in mente di creare un’architettura digitale per la narrativa?
Tutto nasce dal web 2.0. Io faccio il previsore a medio termine…
Che sarebbe?
Vedere nel futuro, da qui a qualche decina d’anni, grazie a infiniti calcoli. Nel 1999, in uno studio citato anche in un rapporto sullo stato dell’economia americana, previdi un cambiamento radicale nella rete. Quello che ora chiamiamo web 2.0.
E cominciò a riflettere.
Diciamo che cominciai ad aspettare. Ma in oltre 10 anni è successo poco o niente. Abbiamo i mezzi e invece di produrre contenuti produciamo teorie sui mezzi. Allora, invece di scrivere il mio undicesimo saggio, ho scritto un thriller che mostrasse le potenzialità del web 2.0 come non le avete mai viste.
A partire da Facebook.
Dopo aver creato anch’io la mia pagina ufficiale su Facebook, mi sono reso conto, da esperto, di un pericolo reale: quanto sia facile per una persona animata di cattive intenzioni usarlo per entrare nella tua vita. È un dato di fatto. Nonostante le buone intenzioni dei creatori di Facebook.
Non è la prima volta che un social network diventa protagonista di un romanzo.
Ma è la prima volta che, in un clima di fiction e senza fare terrorismo, si racconta, ai ragazzi soprattutto, come riconoscere un potenziale criminale che voglia violare la nostra privacy o minacciare la nostra vita. Nel thriller, l’antropologo che aiuta la polizia criminale è anche la voce narrante che ci introduce nella mente di chi si maschera online. Proprio come in Lie To Me o in Ris, la mente criminale, qui virtuale, viene messa a nudo.
Quindi è possibile riconoscere chi mente online sulla propria identità?
Certo. Ed è possibile imparare a proteggersi prima che costui faccia irruzione nella nostra vita reale. Lo spiego nel thriller.
E con i protagonisti del libro si può parlare?
Uno dei sogni di tutti i lettori si avvera. Da Jeffery Deaver al giovane Werther, a tutti è capitato di pensare: ci farei due chiacchiere. Con Chiara, Deborah e Marco, i protagonisti di Social killer, è possibile: con un casting, ho scelto tre persone che avessero l’impianto psicologico dei miei eroi e che in situazioni analoghe reagirebbero in modo simile. Anche loro ogni giorno riceveranno un capitolo, come i lettori. E lo commenteranno con loro su Facebook.
È questo il futuro del libro?
Dei libri di successo. Oggi l’operazione costa 10 volte la produzione di un libro normale ed è stata possibile solo perché ha trovato in Vodafone un finanziatore votato all’innovazione. Ma da 5 a 15 anni tutti i veri best-seller sono destinati ad avere una versione kolossal come questa. Però non è certo una modalità adatta agli esordienti.
Scusi, ma non saranno previsioni un po’ azzardate per un settore lento e granitico come quello letterario?
Niente affatto. Tenga conto che il mio modello di professore è Indiana Jones.
- Mercoledì 13 Ottobre 2010

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