
(Credits: Zennaro/Ansa)
La ricotta di Provenzano. La “pezzogna” di Paolo Di Lauro. E ancora la pasta al forno di Pietro Aglieri. Tra i boss e la cucina, corre un rapporto atavico e indelebile. E non è un caso che buona parte dei mammasantissima è stato catturato grazie all’ossessione del cibo.
È il caso, tra gli altri, dello stesso Aglieri appunto, arrestato seguendo una pasta al forno preparata da un cuoco di un catering in modo sospettosamente meticoloso, e per questo in grado di condurre gli inquirenti, manco a dirlo, dritto dritto nel rifugio del temuto latitante.
L’episodio è solo uno dei tanti raccontati nell’Ultima cena di Peppe Ruggiero, un resoconto dettagliato sul rapporto, a volte anomalo ma senz’altro significativo, della criminalità organizzata con la tavola e i suoi riti.
Nel libro, il suo autore non racconta solo le consuetudini dei pezzi da novanta della criminalità organizzata. Prova inoltre a tracciare anche una dettagliata radiografia del business che si annida dietro al cibo.
Si scopre così che in provincia di Napoli almeno il 30% del mercato dei frutti di mare è illegale. E ancora che la camorra, dopo aver imposto ai commercianti partenopei di tutto, dal pesce alla mozzarella, imponendogli anche di acquistare merce esclusivamente da determinati fornitori, riesce a vendere anche l’invendibile, e cioè l’acqua di mare.
“Guai non pagare e a non accettare quelle taniche – scrive Ruggiero – E che importa se la provenienza è oscura, se è prelevata in acque dove è vietata la balneazione”. Il bivio è tra vendere o affogare e la scelta, per molti, è obbligata.
- Giovedì 14 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 16 Ottobre 2010 alle 20:30 angelo41 ha scritto:
I mafiosi o i camorristi non delinquono per esercizio sportivo, ma per accaparrare soldi, sostanze e benessere.
Molti di loro sono stati catturati in ambienti sofisticati con tutte le comodità possibili.
Donne e cibo stanno al primo posto, me se per il primo godimento occorre età e salute, il secondo è accessibile a tutti, e se lo godono.
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