
Credits: Janey Airey @ flickr
È stato vinto da autori del calibro di Yann Martel, J. M. Coetzee e Margaret Atwood. Dal 1969 a oggi ha incoronato capolavori della letteratura contemporanea, tra cui Amsterdam di Ian McEwan e I figli della mezzanotte di Salman Rushdie. Per questo la consegna del Man Booker Prize è un evento tanto atteso e discusso. Per questo, oggi, tutti gli occhi sono puntati sul Howard Jacobson e sul suo The Finkler Question, vincitore dell’edizione 2010.
All’età di 68 anni, e a 30 di distanza dal suo primo libro, Howard Jacobson raggiunge la vetta della letteratura inglese con un libro che in molti non hanno esitato a definire “il primo romanzo comico a vincere il Booker”. In realtà, il libro affronta argomenti ben poco esilaranti come l’Olocausto, il Sionismo e l’eterno ritorno dell’antisemitismo.
Il baricentro di The Finkler Question è rappresentato dalla tavola alla quale i tre protagonisti si trovano per discutere dell’occupazione di Gaza da parte di Israele e, inevitabilmente, del significato di essere ebrei nel secolo XXI. Julian Treslove è un ex-produttore televisivo in cerca di una sua personale Ofelia da amare e poi compiangere. Sam Finkler è un filosofo autore di bestseller pop, ebreo e acerrimo anti-sionista. Libor Sevcik è un ex-insegnante recentemente diventato vedovo.
Dietro le infuocate chiacchierate dei tre, dietro lo scambio di accuse, dietro il registro comico, c’è la preoccupazione dell’autore per come a volte l’anti-sionismo possa trasformarsi in anti-semitismo: “Quando alcune persone, tra le quali Ken Loach, dicono che possono comprendere l’antisemitismo a causa di quello che gli Ebrei stanno facendo in Israele”, ha spiegato Jacobson, “mi rendo conto che queste parole – anche se vengono da persone che non sono antisemite, o addirittura da ebrei – possono causare antisemitismo”.
Il razzismo contro gli ebrei è un problema reale e ancora attuale; l’occupazione di terre palestinesi da parte dell’esercito Israeliano pure. Jacobson è riuscito a sviscerare il problema senza abbandonare la vena comica che ha sempre contraddistinto la sua opera. Yann Martel ci aveva provato in Beatrice & Virgil ed era stato bastonato dalla critica. Ci auguriamo che a Jacobson non tocchi la stessa sorte.
- Venerdì 15 Ottobre 2010

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Commenti
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Il 25 Luglio 2011 alle 14:37 Festivaletteratura n. 15 : Libri ha scritto:
[...] duetto con Giorgio Faletti -, l’inglese Robert Harris e soprattutto l’atteso ritorno di Howard Jacobson, recente vincitore del Booker [...]
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