
Terraa, particolare della copertina
Dopo il flop del summit di Copenaghen, lo scorso anno, e in attesa della conferenza Onu che si terrà a Cancun in dicembre, il pubblico dibattito sull’emergenza ambientale sembra essersi in parte raffreddato (mentre Obama autorizza nuove trivellazioni in mare). La Terra, invece, continua a riscaldarsi: secondo la National Oceanic and Atmosferic Administration americana, il 2010 si appresta a essere l’anno più caldo dal 1880. Provano a risvegliare il mondo dal suo torpore due libri freschi di stampa, pubblicati da Edizioni Ambiente e a cura di eminenti studiosi/attivisti: Terraa di Bill McKibben e Tempeste di James Hansen.
“Se un marziano atterrasse oggi negli Stati Uniti potrebbe tornare alla base e riferire che siamo dispositivi bipedi per la combustione di carburanti fossili”. Bill McKibben, fondatore dell’associazione Step it Up e promotore l’anno scorso della campagna 350.org – la giornata di sensibilizzazione ambientale che “ha avuto la più massiccia adesione nella storia del pianeta” (CNN) – è un formidabile divulgatore e Terraa l’ultimo tassello di un lavoro iniziato vent’anni fa con il primo libro destinato al grande pubblico sul riscaldamento globale: La fine della natura.
In vent’anni molte cose sono cambiate e la Terra non è più la “grande oasi” di cui ebbe visione l’astronauta Jim Lovell dall’Apollo 8. I cambiamenti sono stati più veloci del previsto e nel 2010 il nostro pianeta somiglia sempre più a un deserto, per il quale McKibben ha creato un neologismo che è nel contempo un grido d’allarme: Terraa. Del mondo “globalmente riscaldato”, le cui caratteristiche fisiche stanno subendo cambiamenti repentini, la prima parte del libro fornisce una spietata istantanea.
Scioglimento dei ghiacci, megaincendi e siccità, alluvioni, uragani e poi povertà, malattie, guerre per l’approvvigionamento di acqua, cibo, energia. Lo scenario a cui andiamo incontro acquista un’urgenza ben peggiore della recessione, a sentire queste cassandre che corrispondono poi ai leader della comunità scientifica internazionale. Il ritmo con cui stiamo divorando le risorse della Terra, secondo il Living Planet Report 2010 del Wwf, è tale per cui nel 2030 avremo bisogno di un altro pianeta.
L’uomo sembra insomma voler ritardare a ogni costo il momento di cambiare paradigma. Ma il tempo stringe e la prima cosa da fare, dice McKibben, è abbandonare il mito della crescita e accettare l’idea del declino. Chiaro che è difficile, che spaventa. Un po’ come l’idea di invecchiare. Occorre prenderne atto e apprestare tutte le contromisure: smettere di bruciare combustibili fossili ma anche rallentare, tornare al piccolo, riscoprire l’arte della manutenzione e della riparazione, decentrare le risorse, prediligere le economie locali e sfruttare la rete per rivalutare il concetto di comunità, sull’esempio di istituzioni virtuose come per esempio il movimento Slow Food. Ci sono mille motivi per pensare che ce la possiamo fare, conclude lo studioso, per continuare a vivere sulla Terraa. Che non è più il migliore dei mondi possibili ma è pur sempre il pianeta che abbiamo creato e che continuiamo ad amare.
Meno “ottimista” e più intransigente e provocatoria la posizione di James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA e fra i più autorevoli climatologi fin dagli anni ‘80 del secolo scorso. Come riporta il sottotitolo dell’edizione inglese di Tempeste, il suo primo libro di divulgazione sul tema, ecco “la verità sull’imminente catastrofe climatica e la nostra ultima possibilità di salvare l’umanità”. La puntigliosa analisi dell’effetto serra da una prospettiva extra planetaria ha portato lo studioso a correggere la sua prima ipotesi sul limite massimo di concentrazione di gas serra nell’atmosfera: da 450 a 350 ppm, un valore cioè inferiore alle attuali 390. Come dire, l’esperimento a cui stiamo sottoponendo la Terra è una vera bomba a orologeria.
Bersaglio di Hansen sono, da un lato, la comunità scientifica e i suoi organi istituzionali come l’IPCC, colpevoli in qualche modo di tenere un profilo troppo basso; dall’altro i politici (nella fattispecie il congresso americano) e la strumentale pervicacia nel sostenere l’attuale, insostenibile sistema economico: detta con le sue parole, “il più grande ostacolo alla soluzione del problema del riscaldamento globale rimane il ruolo del denaro nella politica”. Attivo sostenitore della carbon tax, con conseguente ridistribuzione dei dividendi, Hansen è un feroce avversario soprattutto delle centrali a carbone.
Dopo una vita passata in laboratorio, superata la sessantina ha indossato i panni del militante finendo perfino arrestato per aver partecipato a una manifestazione contro l’estrazione di carbone davanti alla Casa Bianca. Se volete ascoltare uno che non le manda a dire, Hansen sarà in Italia ai primi di dicembre per presentare il suo libro, mentre McKibben sarà a Milano martedì 26 ottobre, alla Feltrinelli di piazza Piemonte.
- Lunedì 25 Ottobre 2010

Il Salone del Libro di Torino
Wrecking Ball Tour
Ami la fotografia? Partecipa a Fotofocus
I nostri libri, per amare le città
Letture per i più piccoli
Libri sul comodino
Fumetti da non perdere
Le nostre scelte: le letture da non perdere
Sei video per amare gli ebook
Ebook: come scegliere il reader giusto
VAI ALLO SPECIALE
Charles Dickens, 200 anni
Perché il pallone è ben altro






Io scrittore, tu grafico
Philip K. Dick in copertina
Wislawa Szymborska, cinque libri per ricordarla
Fumetti: Cena con Gramsci
Antonio Tabucchi, cinque libri per ricordarlo
L’altra metà dell’Unità, le donne del Risorgimento
A Buenos Aires una nuova Torre di Babele, di libri







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 28 Novembre 2010 alle 19:46 «I ghiacci artici ai livelli del '79» - Pagina 20 - EnergeticAmbiente.it ha scritto:
[...] di un puntolino umano che vede il puntino di terra intorno a sè! E poco altro. Comunque qui :Terraa di Bill McKibben e Tempeste di James Hansen: rapporti da un pianeta allo stremo - Libri - Pan… un interessante saggio di uno che dovremmo annotarci. Anche perchè è uno che la pensa come me ed [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.