
credits: shoehorn99 @ flickr
Alzi la mano chi non vorrebbe conoscere la storia di Keith Richards.
L’uomo che ha forgiato uno dei riff più infettivi della storia del rock’n'roll (quello di Satisfaction). L’uomo che con la sua Telecaster ha rivoluzionato il concetto stesso di chitarra ritmica. Uno che dopo decenni all’insegna di Sesso, Droga (tantissima) e Rock’n'Roll, trova ancora la forza di girare il mondo in tour con i Rolling Stone. Ma arrivato alla soglia dei 66 anni, scampato alla droga, alla polizia, e alle palme, Keith Richards ha deciso di mettere su carta quello che si ricorda della sua vita. Il risultato si chiama Life, ed esce oggi nelle librerie inglesi.
Nelle 564 pagine di Life, scritte a quattro mani con il giornalista James Fox, Richards non si limita a raccontare la nascita degli Stones, aneddoti riguardo i suoi arresti, la sua dipendenza dall’eroina e la tendenza a dormire con una pistola sotto il cuscino.
Nella sua autobiografia il chitarrista apre una finestra temporale sull’esplosione del rock’n'roll in Inghilterra, raccontando con totale trasparenza come quattro ragazzi di Londra sono riusciti a plasmare la storia della musica mondiale, passando indenni attraverso il punk, la new wave, la dance, il grunge, l’indie-pop e l’elettronica, senza spostarsi una virgola da dove sono partiti, e senza nemmeno diventare baronetti (quasi tutti, Mick Jagger ci è cascato nel 2003).
Con una prosa asciutta, ritmata e sferzante come il suono di una vecchia Telecaster, Richards racconta della sua complicata relazione con Mick Jagger, dell’ancor più complicata relazione con le forze dell’ordine, del suo amore per Chuck Berry.
564 pagine e 66 anni che vanno giù veloci come un sorso di whiskey, senza che nulla rimanga nel cassetto, non il primo concerto degli Stones al Marquee Club nel 1962, né il momento in cui Richards realizzò che odiava essere una pop-star, e cominciò a rifugiarsi nell’eroina.
- Martedì 26 Ottobre 2010

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