
Jean-Michel Guenassia ©Jean-Luc Bertini
In Francia, è stato un vero e proprio caso editoriale: più di duecentomila copie vendute e una permanenza nelle classifiche di vendita che capita solamente ai best seller dell’anno. Adesso arriva anche in Italia, pubblicato da Salani, e promette anche da noi di seminare copie (ed edizioni).
Si intitola Il club degli incorreggibili ottimisti ed è un romanzo ad ampie volute ambientato nel secondo Novecento parigino con protagonisti alcuni profughi dell’Est traditi dal comunismo reale.
A raccontarne la genesi è il suo stesso autore, Jean-Michel Guennasia: “E’ una trama che da tempo ronzava nella mia testa – dice a Panorama.it - All’inizio avevo in mente di parlare delle foto truccate ai tempi dello stalinismo. In particolare, ricordo una fotografia eccezionale di Stalin a Capri con gli eroi della rivoluzione russa, tutti uomini che gradualmente sono poi scomparsi dalla storia ufficiale. Di quegli scatti, mi incuriosiva più che altro la figura metaforica del cancellatore. E non è un caso che al centro del mio romanzo vi sia il tema della memoria, di come salvarla.
Ritmo poliziesco, romanzo di formazione, affresco storico: la critica si è sbizzarrita in decine di definizioni. Ma quali sono i suoi punti di riferimento?
Molteplici, tanto quanto le persone che hanno letto il libro. Quando un autore termina di scrivere un’opera, ogni lettore ne diventa in qualche modo il proprietario. È accaduto così anche nel mio caso: una volta pubblicato, Il club degli incorreggibili ottimisti non mi apparteneva più. Ecco perché alcuni lo hanno percepito quale un romanzo di formazione, anche se questo non era certamente il mio intento, e il fatto che abbia vinto, tra gli altri, un premio giovani e un premio pensionati dimostra come un libro possa essere percepito e apprezzato diversamente dal pubblico di lettori.
Il suo romanzo suona come una decisa risposta a chi crede che ormai sia impensabile affrontare in un’opera letteraria temi così centrali quali il tradimento degli ideali e i drammi nati dalle ideologie. È un avvertimento alla narrativa europea contemporanea?
In Francia le opere narrative di impianto tradizionale non vengono molto apprezzate. E non è un caso che la più importante critica letteraria di Le Monde abbia scritto che il mio libro “per essere un romanzo narrativo, è un eccellente romanzo narrativo”, come se intraprendere questa strada fosse già di per sé un peccato. Io, invece, questo genere lo amo moltissimo: mi piace giocare con l’immaginazione e con le biografie dei personaggi. Per queste ragioni, mi sento più vicino intellettualmente e moralmente ai narratori americani: il loro modo di immedesimazione, la loro ricerca dei dettagli e la precisione con cui descrivono i protagonisti delle loro storie è un po’ anche la mia.
Storie, progetti, romanzi: cosa ha in cantiere nei prossimi mesi?
Sto lavorando su una storia che avrà al centro la vicenda di una donna. Ci saranno di mezzo la politica, un grande dilemma amoroso e tanti personaggi che si chiedono se abbiano fatto fino al quel momento le scelte giuste. Ma il vero protagonista sarà un uomo eccessivamente famoso, la cui vita lascerà il varco a un buco misterioso.
- Giovedì 4 Novembre 2010

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