
particolare della copertina originale americana - Credits: sito ufficiale di Level 26
Poco più di due anni fa Level26 raggiungeva le librerie italiane, imponendosi con l’aura hype e compulsiva che di solito hanno le novità assolute. I motivi sono chiari: era il primo prodotto letterario a portare la dicitura digi-thriller, prometteva un personaggio (Sqweegel) che avrebbe raggiunto livelli di cattiveria inediti e, soprattutto, portava la firma di un pezzo da novanta della crime-fiction internazionale: Anthony E. Zuiker, autore della serie televisiva C.S.I. Ora che nelle librerie italiane esce il seguito di Level26, Io ti troverò (419 pagine, Sperling&Kupfer), è arrivato il momento di fare il punto sul concetto stesso di digi-thriller: è una nuova forma letteraria o solo un’operazione commerciale? Ma soprattutto, funziona?
Perché, va detto, Level26 è piaciuto, aveva quello stile asciutto, infettivo, ottimizzato nella ricreazione di un ritmo televisivo su carta, pieno di ganci narrativi a fine e inizio capitolo che rendevano il voltare pagina un gesto compulsivo. Eppure, molti lettori hanno terminato il romanzo senza alzarsi una sola volta dalla poltrona per accedere agli impeccabili contenuti video che avrebbero dovuto impreziosire la narrazione (non erano semplici video, ma mini-corti cinematografici con veri attori). Insomma, la funzionalità digi del romanzo di Zuiker spesso è stata snobbata, senza per questo intaccare il successo di Level26.
Cosa cambierà con Io ti troverò? Sicuramente non la storia. Come in ogni serie che si rispetti, nel nuovo digi-thriller troviamo lo stesso protagonista, il detective Steve Dark, che dopo aver sconfitto Sqweegel, si ritrova alle prese con un altro pazzo maniaco: il killer dei tarocchi. Seguendo la pista di cadaveri minuziosamente seminati dal nuovo killer, Dark avrà l’impressione di dare la caccia a un altro Sqweegel, e di tuffarsi ancora una volta nel pozzo più profondo delle abiezioni umani.
Quello che è cambiato, a due anni di distanza, è la diffusione di iPad e altri tablet che forniscono un supporto molto più agile per una narrazione multimediale. Se prima, ogni 20 pagine, il lettore doveva compiere un inenarrabile sforzo nel sollevarsi dal divano e spostarsi al computer, in molti casi potrà accedere ai video con un solo gesto. Se questa differenza porterà più lettori nello steccato video-narrativo congegnato da Zuiker è presto per dirlo, quel che è certo è che se la narrativa multimediale (o 2.0, come ad alcuni piace chiamarla) ha qualche chances di successo, questo è il momento per stabilirlo.
- Venerdì 5 Novembre 2010

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