
Karen Essex
Dopo aver ridato vita alle sorelle Isabella e Beatrice d’Este ne I cigni di Leonardo e svelato il ruolo determinante di Aspasia e Mary Nisbet dietro alla costruzione e alla conservazione dei marmi ellenici in Le due donne del Partenone, Karen Essex, come ci aveva annunciato, questa volta alla storia fonde la leggenda approfondendo il mito del vampiro.
Dracula in Love, il suo nuovo romanzo (pagg. 494) edito da Bompiani il 10 novembre, è un’appassionata rilettura del libro all’origine di ogni fantasia e re-interpretazione sui vampiri, Dracula dell’irlandese Bram Stoker.
La scrittrice e giornalista americana capovolge la vicenda originaria e mostra il lato nascosto di quella storia gotica e cupa, illuminando i timori culturali, la rete maschilista alla base, ma anche la ricchezza di miti entrati in gioco nell’opera di Stoker. Dracula in Love è “vera” la storia di Mina Murray Harker, la donna sedotta (o seduttrice?) dal conte Dracula. E ritornano quindi tutti i personaggi di Stoker, ma sotto una luce diversa: l’amica di Mina Lucy Westenra, l’americano rubacuori Quincey Morris, Lord Arthur Holmwood, il dottor Seward e il suo manicomio “all’avanguardia”…
Ma nel libro della Essex il manicomio del dottor Seward è presentato come poteva davvero essere, sulla base di casi clinici tratti da appunti originali di medici del XIX secolo conservati negli archivi del Bethlem Royal Hospital.
Del resto non è un caso che il libro di Stoker oggi venga spesso letto come un racconto che mette in guardia dallo scatenamento della sessualità femminile alla fine dell’Ottocento.
Panorama.it ha incontrato l’autrice Karen Essex.
Dopo personaggi storici come Cleopatra, le sorelle d’Este e Leonardo da Vinci, Aspasia e Mary Nisbet, perché ora con Dracula in Love si muove attorno a un personaggio di fantasia e leggenda?
“Dopo tutti i miei anni di ricerca avevo deciso di fare qualcosa di divertente. Purtroppo per realizzarlo ci ho messo ugualmente anni di ricerca. E poi credevo che Mina fosse altrettanto reale di personaggi storici. A 15 anni lessi Dracula di Stoker e non ero soddisfatta della figura di Mina, pensavo non fosse la vergine obbediente vittoriana descritta. Inoltre ho sempre avuto una fascinazione verso i vampiri. E così ho deciso di riscrivere la storia di Mina”.
Nella scelta del soggetto c’entra la rinata fascinazione verso i vampiri acuitasi soprattutto dopo la saga Twilight di Stephenie Meyer?
“No, ne ho parlato con l’editore molti anni prima che uscisse Twilight. Trovo la saga della Meyer divertente ma la mia prima fascinazione è verso Dracula originale, verso i primi film sorti attorno al mito e la serie tv Dark Shadows“.
Il suo Dracula, però, sembra un personaggio positivo, meno mostro di tanti mostri umani.
“Sì, l’idea del libro è quella, che la donna vittoriana dovesse lottare contro la società, non contro i vampiri. Dracula aveva la somma dei poteri, la conoscenza, aveva fatto studi di misticismo… I veri mostri siamo noi: dobbiamo avere più paura di noi che dei mostri che creiamo”.
Dracula in Love riprende e per certi versi corregge Dracula di Stoker, facendo capire il contesto maschilista e di castrazione delle donne in cui nasce il mito del vampiro: lei cosa prova nei confronti dello scrittore Stoker? Gratitudine per quello che ci ha lasciato o un senso di rivendicazione dello status femminile?
“Di sicuro gratitudine e nessun senso di rivalsa. Stoker ha ideato il vampiro e sono molto grata della sua creazione che poi ne ha generate altre. L’Hollywood Reporter ha scritto che nell’industria del divertimento sono stati spesi 7 miliardi di dollari in libri e film di vampiri. Al di là di questi numeri quello che più mi impressiona è il numero di persone interessate a questo mito”.
Il filo che unisce ogni suo scritto è una forte voce femminile che ridà vita e onore a donne bistrattate dalla storia e comunque coraggiose. Si sente una moderna femminista della penna?
“È buffo perché sono impantanata in questa definizione di femminista. In realtà sono molto tradizionalista e conservatrice. Sono molto interessata agli sforzi delle donne, alla loro lotta per portare avanti i propri impegni come madri e come donne. Dai miei studi leggo che la donna si è sforzata a fare ciò per migliaia di anni e lo fa tuttora.
I miei personaggi femminili fanno tanto per portare avanti questi impegni e sono tutti forti”.
Dietro a ogni suo scritto si legge una forte preparazione anteriore alla scrittura. Prima di scrivere un nuovo romanzo non la spaventa, ogni volta, questa lunga fase di ricerca iniziale.
“Sono più entusiasta che spaventata perché amo farlo. Mi diverte. Spesso l’editore o l’agente mi telefona per chiedere quando inizi la scrittura e interrompe le mie ricerche, sennò andrei avanti per tanto ancora”.
E quanto ha impiegato nella ricerca e nella scrittura di Dracula in Love?
“Nel complesso tre anni, di cui un anno per la ricerca. Mi sono trasferita a Londra per ricercare l’ambiente e il luogo in cui si sviluppa la vicenda, anche se già sapevo di cultura vittoriana, aspetti mitologici e pazzia”.
Crede che chi ha amato Dracula di Stoker amerà anche Dracula in Love?
“Lo spero. Una delle cose più belle che mi ha detto un lettore è stata: ‘Leggere Dracula in Love mi ha fatto desiderare di leggere l’originale’”.
Ora a che sta lavorando?
“Sto scrivendo un saggio e una sceneggiatura e ho già in mente Dracula in Love 2“.

Copertina di "Dracula in Love" (Bompiani)
- Lunedì 15 Novembre 2010

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