
una pagina del libro - Credits: Visual Editions
Domanda: Cosa succederà al libro cartaceo nei prossimi anni, una volta consumata la rivoluzione e-book? Altra domanda: Può un libro essere trasformato in un’opera d’arte visiva?
Se cerchiamo di rispondere insieme a queste due domande forse risulterà più semplice capire perché dopo l’enorme successo ottenuto con Se niente importa, Jonathan Safran Foer abbia deciso di pubblicare un libro che sembra l’incrocio fra un origami, gli appunti di un crittografo e un dipinto di Escher. Esce in questi giorni negli Stati Uniti The Tree of codes (in italiano: L’albero dei codici), un libro come non se ne era mai visti prima, frutto di una sperimentazione senza rete.
Profilo basso, battage pubblicitario minimo, The tree of codes è un libro che punta a poggiare su un passaparola fatto di occhi spalancati ed esclamazioni di sorpresa: insomma un esperimento letterario in piena regola. Come avrete intuito dall’immagine, quest’opera che si spinge oltre i cementati steccati del libro tradizionale, e non è solo una questione di trama, è soprattutto una questione di forma. The tree of codes infatti è una sorta di opera di intaglio, una scultura narrativa che utilizza come blocco di materia grezza un altro libro, The street of crocodiles dell’autore polacco Bruno Schulz, al quale Safran Foer è molto legato.
Scritto nel 1934, The street of crocodiles è una raccolta di racconti. Come farebbe uno scultore, Safran Foer ha intagliato la forma di partenza, eliminando frasi, parole, interi capoversi fino a fare emergere una storia inedita, composta unicamente dalle parole “salvate” (se ci fate caso anche il titolo è frutto di un intaglio).
In una recente intervista a Vanity Fair, riferendosi all’opera di Schulz, Safran Foer dichiara: “Ho sentito il bisogno impellente di farci qualcosa. Ho cominciato a pensare a come sono fatti i libri, all’aspetto che avranno, e a come la forma-libro stia cambiando molto velocemente. Se non ci prestiamo attenzione, non sarà un cambiamento in meglio. C’è un’alternativa agli e-book. E io semplicemente adoro la fisicità dei libri.“
Il libro è appena uscito negli Stati Uniti (perché arrivi in Italia, bisogna prima capire come “riscolpire” l’opera nella nostra lingua), e ha già seminato i germogli di un dibattito che si preannuncia lungo. Già, perché in molti già vogliono eleggere l’esperimento dell’autore newyorkese come la panacea per fronteggiare lo tsunami digitale targato Kindle e iPad. Ma Safran Foer non ci sta a farsi incoronare controrivoluzionario: “Non sono interessato a resistere a quello che sta succedendo, anche se ho una mia solida opinione su cosa sia un buon libro” dichiara l’autore di Ogni cosa è illuminata “E comunque, questo libro non è destinato ad avere un grande pubblico“.
- Mercoledì 17 Novembre 2010

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