
Venezia in un acquerello di John Singer Sargent (Credits: Ansa)
Un grande affresco che alterna maestosi dagherrotipi di monumenti, chiese e palazzi ad acquerelli appena abbozzati sulla vita quotidiana tra le calli.
Théophile Gautier si ricorda perlopiù per Il capitan Fracassa, l’avventura del giovane barone Sigognac che si reinventa una nuova vita abbandonando l’avito castello di Guascogna e rubando le vesti a un attore di teatro.
Ma oltre ad essere autore di una mezza dozzina di romanzi, il nostro, quando è ancora un quarantenne poco noto alle latitudini nostrane si imbarca nella più tradizionale delle missioni letterarie: il viaggio in Italia.
Prima di proseguire per Padova, Ferrara e Firenze, Gautier fa così rotta a Venezia, redigendo una ventina di capitoli tra il 1850 e il 1851. L’arrivo nella Laguna è in una giornata di pioggia; la prima corrispondenza, invece, porta la data del 3 ottobre 1850 e viene pubblicata da La Presse.
Quel lungo viaggio è ora stato ristampato dall’editore della Vita Felice, in una nuova edizione con testo francese a fronte a cura di Annalisa Bottacin.
Leggerlo (o rileggerlo), a distanza di un secolo e mezzo, procura un inatteso piacere: non tanto per le monumentali descrizioni di San Marco o del Canal Grande; quanto per le minute narrazioni della vita quotidiana dei venditori ambulanti, dei piccoli mendicanti o dei temutissimi vicari, e ancora degli spettacoli di strada e di quelli di teatro, giù giù fino alle sortite nei ghetti e nei quartieri più poveri.
Lontano dalla magnificenza di certi acquerelli romantici, Guatier racconta la Venezia dell’Ottocento e sembra coglierne la caotica complessità. Un mix di grazia narrativa e di curiosità giornalistica che ne fanno una sorta di unicum del genere.
- Giovedì 18 Novembre 2010

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