Autori mal pagati per scrivere libri altrui: lo schiavismo letterario di James Frey

Uno foto dello scrittore James Frey - Credits: Sizemore via flickr

Uno foto dello scrittore James Frey - Credits: Sizemore via flickr

Cosa sei disposto a fare, giovane autore, per vedere il tuo libro pubblicato? Hai collezionato lettere di rifiuto e le hai appese alle mura della tua stanza come faceva Stephen King prima di scrivere Carrie. Hai anche provato a contattare agenzie letterarie, concorsi, corsi di scrittura, ma non è servito a nulla. Sei ancora un povero sconosciuto che vuole a tutti i costi vedere la sua storia occupare gli scaffali delle librerie. Saresti disposto a tutto, ormai. Anche a fare lo schiavo?

Sì, perché a leggere i dettagli della nuova “idea” di James Frey, chiacchieratissimo autore americano, viene da pensare alle scimmie che scrivevano a macchina le battute nei Simpson, o a una sorta di schiavismo del nuovo millennio. Stiamo parlando di Full Fathom Five, che all’apparenza è una sorta di service letterario come se ne vedono tanti: il giovane autore entra fra gli stagisti, impara a scrivere piccoli pezzi a poco prezzo e si fa le ossa per poi buttarsi nel selvaggio mondo della letteratura.

In realtà funziona in modo diverso: i giovani autori si rivolgono a Frey con la speranza che la sua influenza in campo editoriale li aiuti a socchiudere qualche porta. Una volta entrati nel workshop, tuttavia, sono tenuti a scrivere quello che Frey decide, utilizzando uno pseudonimo (scelto da Frey). Frey può decidere di far loro sviluppare un suo soggetto, oppure di “permettere” loro di sviluppare un’idea personale, ma solo a condizione di lasciare a lui il 60% delle royalties.

Il contratto prevede che a ogni scrittore vengano dati 250 dollari di anticipo e altri 250 dollari a romanzo finito. Se poi (e sottolineo: SE) il romanzo verrà pubblicato, il vero autore potrà avere il 40% delle royalties se il libro è una sua idea, o il 30% se ha sviluppato un’idea di Frey, ma solo dopo aver firmato un accordo di riservatezza e aver rinunciato a veder scritto il proprio nome sulla copertina.

La “verità” su Full Fathom Five è venuta allo scoperto dopo che una sua ex scrittrice ha deciso di raccontare al New York Times come venivano trattati i 30 scrittori che circolano intorno a Frey. Va detto che alcuni rischiano di ricavare milioni di dollari dall’idea di Frey, soprattutto colui che si nasconde dietro lo pseudonimo di Pittacus Lore e che, su indicazione di Frey,  ha scritto un libro di fantascienza che sta per essere trasformato in un film da Steven Spielberg.

Che Frey non fosse un personaggio cristallino, del resto, si sapeva. Gran parte della sua fama la deve all’aver scritto una autobiografia bestseller, In un milione di piccoli pezzi, che poi si rivelò del tutto fittizia, generando polemiche tra chi, come Oprah Winfrey, aveva fatto di tutto per pubblicizzarla. La sua mercificazione di talenti letterari ricorda la squadra di co-autori assoldata negli ultimi anni da James Patterson per rimpolpare senza fatica il suo già enorme conto in banca.

Commenti

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Il 26 Novembre 2010 alle 18:58 Editoria italiana vs straniera | Il Sito Ufficiale di Francesco Falconi ha scritto:

[...] leggiamoci anche l’ultimo articolo di Fabio Deotto su Repubblica, in merito alla Full Fathom Five, una content factory creata dall’autore James Frey. Ecco, leggiamo con attenzione, perché [...]

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