
Flavio Tranquillo e Mario Conte durante la presentazione di I dieci passi a Milano, con Umberto Ambrosoli (al centro). © Linda Rollini
Un giudice palermitano con la passione per il basket. Un giornalista sportivo milanese – inviato speciale e storico cronista di Sky, nonché il massimo esperto di basket delle nostre parti – con la “passione” per l’antimafia. L’incontro di Mario Conte e Flavio Tranquillo è una bella storia all’incrocio fra sport e impegno civile culminata in un libro, I dieci passi (Add Editore), che concretizza l’antico assioma di Paolo Borsellino: “Parlate della mafia”. Con ogni mezzo, in ogni modo, catturando nuovi uditori.
Strutturato come un (finto) libro-intervista, I dieci passi è in realtà un dialogo o, meglio, un lavoro di squadra basato sulla condivisione di alcuni valori. Primo fra tutti, il rispetto delle regole come principio fondativo della società ma anche come strumento di responsabilità personale. Un messaggio chiaro e diretto che il giudice Conte porta agli studenti durante le sue incursioni nelle scuole: legalità non è un concetto astratto. È fatica, è conquista. Ma è un obiettivo alla portata di tutti: vivere dentro le regole significa fare il proprio dovere nel rispetto assoluto del prossimo, giorno per giorno. Una scelta consapevole e insieme virtuosa. Per ritrovare il gusto per la legalità occorre però una “rivoluzione” del pensiero che stimoli una rinnovata coscienza individuale. Una sorta di antiracket culturale cui questo libro offre un prezioso contributo.
La radice quadrata dei famosi Cento passi che separavano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti sono 10 parole chiave sul tema delle regole: dialogo, mafia, legalità, giudice, processo, soldi, società, sport, informazione, dovere. Partendo da un processo a suo modo storico, Addiopizzo quater (per la prima volta furono condannati per favoreggiamento gli imprenditori che non denunciavano il pizzo), Tranquillo stimola il giudice Conte a raccontare e spiegare, ricordare e precisare, usando il suo talento di divulgatore per semplificare e “dare anima” anche agli inevitabili tecnicismi. Il dialogo è sovente interrotto da citazioni eterogenee, ulteriore fonte di ispirazione per approfondimenti, alleggerimenti, variazioni sul tema.
Se il parquet di un palasport fu il terreno d’incontro dei due coautori, in occasione di una partita di beneficenza della Nazionale di basket Magistrati, non a caso attraverso la metafora sportiva il messaggio è ancora più convincente. Specchio dei guasti morali del nostro paese, lo sport è inquinato oggi da un desiderio di affermazione che induce alle scorciatoie facendo passare le regole in secondo piano, in un range di devianza che va dal fallo di simulazione al doping, a Calciopoli a Baskettopoli. L’esempio dello sport è interessante, dice Tranquillo, perché in ambito sportivo emergono i “true colors” di una persona, di una squadra. Il suo vero carattere. Come spiega il grande cronista (nonché ex allenatore), una società ha già vinto se ha saputo trasmettere ai ragazzi del settore giovanile un’insaziabile voglia di vincere, ma non a tutti i costi. Sembra un’ovvietà ma non lo è assolutamente, come può confermare chiunque abbia assistito a una partita di “under” su qualunque campetto di provincia.
Come accennavo all’inizio, I dieci passi risponde all’indimenticato “urlo” di Borsellino (”Parlate della mafia”) nel solco di una nuova saggistica e narrativa antimafia spaludata, diretta e avvincente, rivolta soprattutto ai giovani. Penso a Gherardo Colombo e Marina Morpurgo con Le regole raccontate ai bambini, a Ragazzi di Camorra di Pina Varriale e Io dentro gli spari di Silvana Gandolfi, e soprattutto a Luigi Garlando, pluricitato nel libro di Conte-Tranquillo con il film Io mi ricordo tratto da Per questo mi chiamo Giovanni, il suo romanzo capace di far appassionare i ragazzi alla figura di Giovanni Falcone. Ecco, il primo passo di noi genitori ed educatori potrebbe essere comprare questi libri e lasciarli sul tavolo dei nostri alunni, dei nostri figli.
- Giovedì 9 Dicembre 2010

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