
Una tavola di Cronache dalla palude di Francesca Ghermandi
Un cartoon dallo storyboard originale e dirompente, un grottesco eco-noir corale popolato d’umanità peccaminosa che lotta per sopravvivere nell’universo reificato urbano. Sono le Cronache dalla palude di Francesca Ghermandi (Coconino Press), apprezzata illustratrice cresciuta nel fertile ambiente bolognese degli anni ‘80, alternativo e ribelle, ispirato dal genio di Andrea Pazienza.
“Hai zero mail nella tua casella di posta.” Silvia è una disegnatrice bruttina ed emarginata per via del disturbo di cui soffre: iperidrosi palmare, cioè sudore copioso da ogni poro in ogni stagione. Attorno al suo quasi rassegnato desiderio di emancipazione si dispiega una sceneggiatura ritmata e complessa, ricca di colpi di scena. Il filone più introspettivo indaga l’inconscio della protagonista, personificato dagli sgorbi che dal tratto della sua matita prendono vita a incarnare le paranoie ma anche la rabbia gli impulsi e le inconfessate speranze della ragazza. Fumetto nel fumetto, con piglio ironico e apparentemente leggero il “Doctor ego” rimanda all’insoluto dilemma arte/vita, oscillando ora di qua ora di là.
Storie di ordinaria follia e disperazione ruotano e si frammentano attorno alla vicenda di Silvia. Una pletora di personaggi che piacerebbero a Nick Cave e ai fratelli Coen. Il padre beone svuotacantine e la sua amante, una trans che ha lasciato la strada per aprire un negozio di lingerie; l’ex scrittrice rugosa che vive come una talpa fra gatti pigrissimi e topi famelici, assistita dalla signora Lia – vita morigerata e pensieri proibiti; il tossico incallito e l’intellettuale snob, l’editrice spietata e il figlioletto pestifero. Sguazzano nella palude tra i casermoni, le discariche gli uffici e gli antri contorti insieme a vermi topi gatti scarafaggi e gufi, gli animali cui è affidato il taglio più ironico di queste singolarissime memorie dal sottosuolo.
La scala di grigi del suburbio in disgregazione è abbarbicata attorno a una vecchia quercia che domina la città e costituisce il centro simbolico della storia. Ogni residuo di natura è sparito. Nessuna ghianda ad attecchire dove non c’è terra. È il vuoto gremito di simulacri del nostro Occidente in attesa della catastrofe ambientale, dove il “sole è già tramontato in un’ovvia, scontata, burocratica assenza di senso”. Ghermandi è geniale nell’evocare quest’angoscia grazie alla pura forza delle immagini, senza mai ombra di giudizio.
- Una tavola di Cronache dalla palude di Francesca Ghermandi
- La copertina di Cronache dalla palude
- Cronache dalla palude: la Quercia
- Cronache dalla palude: breve storia dell’albero più antico della città
- Cronache dalla palude: la vecchia in ospedale
- Cronache dalla palude: Cornelia Disco flop
Non ci sono vincitori sotto il diluvio sinistro che strappa le radici, divelle l’asfalto e corrode le lamiere, dilatando i confini delle vignette in sagome deformi e minacciose. È il grande freddo che incombe, la rivolta dell’ambiente contro l’ammasso ferruginoso che devasta il mondo. Ghermandi ribalta il rapporto tra retta e curva, vuoto e pieno, normale e deforme. Le sue creature sembrano uscire dall’urlo di Munch, grottesco totem del rimosso collettivo. Specchio di un epoca in dissoluzione.
Ma purificazione e distruzione possono essere due facce della stessa medaglia. Così il finale è affidato all’acqua, nella sua doppia veste simbolica. La pioggia martella senza sosta e a trattenere la piena non bastano più le pur possenti radici della vecchia quercia che sorveglia le ciminiere. Intanto la radio reitera il suo stanco bollettino: animali che mutano i comportamenti, api che spariscono, tubature che esplodono (”dobbiamo preoccuparci?”). Mentre la città sembra sul punto di crollare, Silvia riemerge dalla palude improvvisamente guarita, come “asciugata” da tanta acqua. Nel mondo capovolto, è tornata a galleggiare.
- Giovedì 23 Dicembre 2010

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