
Medmoiselle O: particolare della copertina del libro edito da Guanda
Guanda lo presenta come “un libro che parla dieci lingue, ambientato in quattro continenti e corredato da mappe, ghirigori, illustrazioni e una varietà di utili indici”. È una descrizione seduttiva, immediata e di forte impatto narrativo. Ma Mademoiselle O. dello scrittore inglese Adam Thirlwell non è solo questo.
Al contrario, è un romanzo ambiziosissimo, che ha per protagonisti tutti i romanzieri (e i romanzi) più importanti del mondo occidentale: da Tolstoj a Svevo, da Borges ad Hemingway, da Kafka a Hrabal. Un viaggio dentro il romanzo, condotto tra Londra, Trieste e New York, che incrocia i destini di una dozzina di scrittori e di milioni di lettori.
Ma il pregio del libro di Thirlwell (che ha già all’attivo romanzi di un certo livello quali La Fuga) non sta tanto in questo.
Piuttosto, risiede nella capacità di rendere la letteratura sangue, sudore e lacrime. Di farla vivere nei destini (e nelle vicissitudini) di chi vi si impatta quotidianamente, per lavoro o per interesse. Di farne esplodere le contraddizioni e le ingiustizie, gli equivoci e i malintesi (tra tutti quella della traduzione), gli scherzi dell’oblio e i cortocircuiti della memoria.
Mademoiselle O è un libro che all’inizio ispira una certa diffidenza: per l’ostentata ambizione, e per una marcata superbia delle intenzioni. Eppure, a lettura conclusa, gli va riconosciuto che buona parte dei traguardi prefissi sono raggiunti.
Per tutti gli altri, resta il candore e la passione di un esercizio letterario comunque condotto in buona fede.
- Venerdì 24 Dicembre 2010

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