Hemingway, Sartre e la Parigi dei “bei tempi andati” nel graphic novel di Dick Matena

Parigi 25/44, particolare edlla copertina

Parigi 25/44, particolare della copertina

Parigi è tradizionalmente città d’asilo. Ma nel ventennio che precedette l’occupazione nazista la capitale francese si affermò come “madre” di una generazione di artisti che avrebbero segnato tutto il Novecento. Quel fermento rivive nelle strisce di Parigi 25/44 (Nottetempo), fiction storica a fumetti firmata Dick Matena, disegnatore olandese noto soprattutto per i comics di fantascienza.

La tragica vicenda di Eva, giovane prostituta alsaziana, è il filo conduttore della storia ma anche il pretesto per resuscitare il sapore di un’epoca. Negli anni Venti Parigi era l’epicentro di un gruppo di bohémiens giunti dall’Inghilterra, dalla Spagna, dall’America. Il costo della vita era abbordabile, ma soprattutto le idee e la morale erano assai più aperte degli opprimenti costumi ancora in auge nel mondo anglosassone. Il romanzo inizia come un’avventura convenzionale: una ragazza in procinto di gettarsi nella Senna viene salvata da un energico yankee (scrittore e pugile), che la riporta a casa facendo rissa con il suo aguzzino. Viene raccolto da un ragazzo strabico e cicciottello, aspirante scrittore, segretamente innamorato di Eva…

L’incontro fra Ernest Hemingway e Jean Paul Sartre, storicamente improbabile ma vai a sapere, introduce alla bizzarra colonia di personaggi eccentrici e geniali. Nel salotto di Gertrude Stein e Alice B. Toklas, ricche mecenati e inappuntabili padrone di casa, oltre che scrittrici a tempo perso e sagge “lesbiche di mezz’età”, pasteggiano a Pernod Ezra Pound e Francis Scott Fitzgerald, James Joyce e Pablo Picasso. Salvador Dalì spiaccica un’insalata sulla parete vaneggiando di arte contemporanea. Matena lo immortala nella grottesca caricatura del più grande pittore/ciarlatano di tutti i tempi. Memorabile la striscia in cui Joyce e Hemingway si presentano ubriachi sul tetto del palazzo dove Dalì li ha sfidati a duello. Immancabilmente, Hem lo stende con un pugno.

Durerà il soffio di un attimo, la Parigi di “quando eravamo molto poveri e molto felici” come scriveva Hemingway in Festa Mobile. I suoi sette anni parigini vedranno la gestazione di Fiesta e Addio alle armi (e il suo addio alla povertà), il declino di Scott e Zelda Fitzgerald verso il baratro alcolico e finanziario, il flirt di Pound – mite personalità – con il fascismo. Al ritorno di Hemingway nel ‘44, da liberatore, tutto è già cambiato per sempre: Sartre, l’ex giovane marmocchio, ha spiccato il salto verso la gloria, superati i complessi di inferiorità, e sta flirtando con Simon de Beauvoir e con il comunismo.

Joyce, il prediletto di Hem, era morto a Zurigo tre anni prima e l’Ulisse stava per essere riconosciuto come un caposaldo della letteratura moderna. In quale altro ambiente sarebbe stato possibile concepire un attacco così frontale alla mentalità vittoriana come quello portato dall’Ulisse, con il suo groviglio di istinti, l’alogico fluire di richiami, la messa in mostra della tortuosità dell’anima umana di fronte a se stessa?

Dick Matena conferma la sua piena maturità di scrittore e sceneggiatore creando atmosfere raffinate, fumose e sospese. Con precise geometrie di linee e spazi disegna una Parigi in bianco e nero, elegante e decisamente sopra le righe: è la città a gambe aperte suggerita dalla copertina del libro: bettole, bordelli, fiumi di whisky. Liberi costumi di cui profittano papponi, parassiti e un manipolo di geni. I dialoghi sono taglienti, secchi, senza fronzoli, alla maniera dell’ultimo Eastwood. Capaci con un paio di battute di regalare al lettore l’insight di un personaggio, lo spessore emotivo di una scena.

Molti dei nomi di Parigi 25/44 li ritroviamo nella Guida alla Parigi ribelle di Ramon Chao (padre del più celebre Manu) e Ignacio Ramonet, recentemente pubblicata da Voland. Circa 800 nomi che ispirano un girovagare inquieto per i venti arrondissement in un guazzabuglio di epoche che va dal medioevo al Novecento, mescolando con la giusta dose di ardimento e fantasia Simon Bolivar e Carl Marx, Victor Hugo e Jim Morrison, Josephine Baker e Arthur Rimbaud, Francois Villon e Jean Genet. E poiché le vestigia a testimoniare il carattere ribelle della capitale francese non sono poi molte, ma anche perché i monumenti mettono tristezza, sono le suggestioni e i ricordi a guidare il viaggiatore. I tempi sono tanto cambiati (gli “antagonisti” parigini sono oggi, più che il ceto intellettuale, immigrati, studenti, emarginati) ma in fondo è ancora “un bel periodo per vivere a Parigi”.

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Il 14 Gennaio 2011 alle 12:02 Tweets that mention Hemingway, Sartre e la Parigi dei “bei tempi andati” nel graphic novel di Dick Matena - Libri - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:

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