
Di fama e di sventura, particolare della copertina - Credits: Mondadori
Federica Manzon ha già parlato precedentemente del suo ultimo romanzo, Di fama e di sventura (Mondadori). Una saga dal respiro e ritmo incalzante, la storia di un uomo che lotta contro il suo lato oscuro, storia eterna di trionfi, rimorsi e rimpianti. Romanzo che mostra una salda maturità di un’autrice giovane.
Prima di questo romanzo, Federica si era già cimentata con la pubblicazione: Come si dice addio, che la stessa scrittrice definisce un ” reportage narrativo”.
Questa volta, invece, l’abbiamo incontrata per saperne di più sulla sua passione, la scrittura e sul suo lavoro. Federica, infatti, è collaboratrice della casa editrice Mondadori (dove si occupa di narrativa italiana).
1. In un’intervista del 2009 vieni definita “una scrittrice lavoratrice”. È cambiato qualcosa da allora?
La definizione mi sembra un po’ fuori tono, perché sovrappone due piani che in realtà per me rimangono sempre distinti. Da un lato c’è il lavoro, che è l’occupazione cui dedico la maggior parte del mio tempo e che riguarda in maniera decisiva il mio futuro. Dall’altro lato c’è lo spazio della scrittura, che in qualche modo è sempre separato da tutto il resto e riguarda un tempo e una possibilità che confinano con il gioco, l’innamoramento e il privato più intimo.
2. Editor per la narrativa italiana della casa editrice Mondadori: eri stufa di leggere sempre e solo manoscritti degli altri?
No, le due attività sono autonome e procedono su strade molto vicine, a tratti simili, ma che mai si intersecano. Anche perché, come credo accada a molti, la scrittura precede di molto il tempo dell’ingresso nel mondo lavorativo e quindi, un po’ fatalmente, ne rimane separato.
3. Scrivi ancora di mattina?
Scrivo la mattina presto perché è il momento della giornata in cui non si sono ancora depositati strati di letture e ragionamenti, e mi sembra così di riuscire a dedicarmi in maniera più immediata ed efficace alla cosa che voglio scrivere. E poi, banalmente, perché mi alzo presto senza fatica, mentre la sera crollo addormentata più o meno alle nove e mezza.
4. Dove scrivi?
A letto, con il computer sulle ginocchia.
5. Perché scrivi?
Perché raccontarsi il mondo un po’ diverso da com’è mi aiuta a capire meglio i tratti delle cose e delle persone che mi interessano, e forse perché è un po’ un buon gioco da bambini solitari.
6. Chi legge per primo/a ciò che scrivi?
Il mio amico più caro e il mio editore.
7. Se potessi scegliere di essere una grande romanziera del passato vorresti essere…
Elsa Morante. Soprattutto perché leggendola si impara a non aver paura di esplorare l’animo umano fino alle sue pieghe più segrete, scandalose e disarmanti, e perché insegna che l’importante è raccontare una storia, non dirsi scrittori.
8. Di fama e di sventura è?
Di fama e di sventura è per me molte cose: la storia di un eroe e dello sforzo che ogni uomo compie per trovare il proprio destino, la propria vocazione, il proprio sogno più puro. E insieme è anche la storia di un amore ritrovato.
9. Cosa vuoi fare “da grande”?
Vorrei anch’io, come il mio protagonista, seguire quello che è il mio sogno più importante, e la cosa più difficile credo sia capire con sicurezza qual è.
10. Un consiglio per chi vorrebbe iniziare, sa che sotto sotto lo deve fare, ma non riesce a mettersi in marcia?
Avere sempre dei grandi maestri, e scegliere la storia di cui si è innamorati, perdutamente.
Grazie Federica.
- Lunedì 28 Marzo 2011

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