Gli orrori dei soldati nazisti

Un dettaglio della copertina di Soldaten: Protokolle vom Kämpfen, Töten und Sterben - Credits: S. Fischer Verlag

Un dettaglio della copertina di Soldaten: Protokolle vom Kämpfen, Töten und Sterben - Credits: S. Fischer Verlag

Servirà uno stomaco di ferro per arrivare all’ultima pagina di Soldaten: Protokolle vom Kämpfen, Töten und Sterben (in italiano: “Soldati: protocolli del combattere, dell’uccidere e del morire”), di prossima pubblicazione in Germania, firmato dagli storici Soenke Neitzel e Harald Welzer. I due hanno passato al vaglio 150mila pagine di conversazioni tra soldati tedeschi prigionieri, registrate e trascritte dai servizi americani e inglesi. Un campionario di orrori che, un’altra volta, mette la Germania a confronto con il suo passato.

Stando all’anteprima di Repubblica, Soldaten dipinge un ritratto terrificante delle forze regolari tedesche, composte da soldati comuni, non dagli invasati delle SS. Sintomi di quanto l’ideologia della violenza hitleriana fosse penetrata (coscientemente condivisa, o meno) anche ai livelli più bassi e più estesi dell’esercito, quelli del popolo. Si sfalda così definitivamente l’immagine, a cui qualcuno ancora si aggrappa, di una Wehrmacht forza inarrestabile e feroce sul campo di battaglia, ma in qualche modo “corretta”, nei limiti delle circostanze.

Tuttavia, l’influenza della macchina del male nazista da sola non spiega il fenomeno né ci permette di puntare il dito sentendoci estranei, perché è nella natura stessa della guerra produrre comportamenti mostruosi; gli esempi si sprecherebbero (Vietnam e Balcani, solo per dirne due). Sarà interessante leggere il libro per capire se, oltre alla pura documentazione, gli autori forniscono anche delle chiavi di interpretazione, sempre che siano possibili, e di che genere.

Non è il caso di riportare qui citazioni dettagliate: basti dire che il vasto campionario di atrocità comprende stupri, stragi gratuite, omicidi per puro divertimento di donne e bambini, raccontate spesso con spavalderia e piacere. Riprendiamo dall’articolo di Repubblica giusto alcune frasi pronunciate da un caporalmaggiore della Wehrmacht, che riguardano il nostro paese: “In Italia, in ogni luogo dove arrivavamo, il tenente ci diceva sempre “cominciate ad ammazzarne un po’”. Il tenente ci diceva, ammazzatene venti, così avremo un po’ di pace, alla minima loro sciocchezza via altri cinquanta. Ra-ta-ta-ta con le mitragliatrici, lui urlava, “crepate, maiali”, odiava gli italiani con rabbia”.

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