

Jonathan Franzen (EPA PHOTO/EPA/FARRAR, STRAUS AND GIROUX/HO)
Leggermente fuori moda, schivo, cervellotico, pacato, pieno di dubbi, ambientalista, liberal, obamiano, politicamente corretto: Walter, uno dei protagonisti di Libertà, nuovo romanzo di Jonathan Franzen, somiglia parecchio al suo autore. Anche per un’altra caratteristica non secondaria: quella smodata e così poco trendy ossessione per il birdwatching che negli ambienti letterari newyorkesi ha suscitato più di una sarcastica battuta.
A 10 anni da Le correzioni, successo planetario che gli era valso paragoni con Lev Tolstoj, Charles Dickens e Honoré de Balzac, consacrato ormai fra i grandi nomi del romanzo americano contemporaneo, Franzen torna con un nuovo affresco sulla vita della middle class suburbana.
Ma questa volta alle nevrosi della famiglia e della società mescola una massiccia dose di temi ecologisti. Era inevitabile, perché, senza arrivare al comico parossismo di Walter, disposto a sgozzare i gatti del vicinato per proteggere i volatili migratori, lo scrittore ha trascorso gran parte degli ultimi 10 anni a girare il mondo spiando gufi, tordi e pigliamosche, battendosi per la conservazione delle specie a rischio.
Quando Panorama gli chiede via email di poter vedere alcune sue foto di viaggio, lo scrittore non si fa pregare. Manda le immagini e dà appuntamento nell’albergo torinese dove la Einaudi (sua casa editrice per l’Italia) ha allestito il quartier generale per il lancio del romanzo già ai vertici delle classifiche.
«Mi inorgoglisce questo successo in Italia, è un paese che conosco bene» dice quando Panorama lo incontra. «Ho fatto birdwatching in molte regioni del vostro Paese».
Ma lei viaggia solo per fare birdwatching?
Sì. Una volta giravo per musei, adesso vado solo in luoghi dove gli unici stranieri che posso incontrare sono altri birdwatcher. Quando ho iniziato mi sfottevano. In certi ambienti di New York per essere veramente cool
bisogna guardare tutto dall’alto in basso. Io invece guardo il mondo dal basso verso l’alto, letteralmente. Il birdwatching è un modo di vedere in controluce le grandi sfide ambientali.
Per esempio?
Ogni anno un quinto dell’avifauna è uccisa dagli esseri umani, ma non tutte le specie di uccelli si riproducono abbastanza da compensare il danno. In una delle foto che le ho mandato c’è il parco nazionale di Monfragüe, in Spagna, popolato dalla specie protetta dei falchi reali. Ce ne sono anche in Italia. Ne ho visti un paio in Sicilia, dove sono stati cacciati indiscriminatamente per anni. Ora, grazie alle campagne di sensibilizzazione dell’ecologista Anna Giordano, possono continuare a volare indisturbati. Ma nelle altre regioni la situazione non è tutta rose e fiori.
Figurarsi…
I bracconieri del Bresciano intrappolano ogni anno 1 milione di uccelli canori da vendere ai ristoranti che offrono «polenta e osei». In Campania l’habitat più invitante per gli uccelli migratori acquatici è costituito dai campi inondati dalla camorra e affittati ai cacciatori di frodo per 1.000 euro al giorno. Tra le foto che ha visto c’è uno degli uccelli più belli che esistano: l’upupa. È un animale selvatico che ho visto volare in Germania e ddirittura
nel cortile di amici in Cina. In Italia ne ho visto un esemplare morto nel frigorifero del Wwf a Salerno, come prova del fatto che i cacciatori sparano a qualsiasi cosa possa volare.
Ce l’ha a morte con i cacciatori italiani?
Non con tutti. C’è anche una nuova generazione molto responsabile, più attenta a cosa e quando cacciare.
Ha assaggiato polenta e osei?
Per carità, no!
È vegetariano?
Non ancora. Lo è la mia compagna. E più mi spiega cosa succede nell’industria del cibo più penso che dovrei diventarlo.
Ho letto che lei e la sua compagna non volete figli per non alimentare la sovrappopolazione del pianeta.
La preoccupazione per la crescita mondiale è del personaggio Walter, non mia. Quanto alla decisione di non avere figli, non è dipesa da noi.
Sovrappopolazione a parte, Walter è un personaggio autobiografico?
In qualche modo sì. Quando scrivevo Le correzioni, mio padre era ancora vivo, anche se non ha fatto in tempo a leggerlo. In Libertà ho cercato di descrivere un personaggio con la sua personalità ma con le esperienze che ho fatto io e con la mia sensibilità. Così è venuto fuori Walter. Forse è stato il mio modo di elaborare il lutto.
Walter è un ecologista più preoccupato dalle auto inquinanti che non dagli incidenti nucleari. Anche lei?
Il suo atteggiamento rappresenta la tipica rimozione della questione nucleare avvenuta negli ultimi anni. Ora che il Giappone ha tragicamente riproposto il tema a tutto il mondo, spero si ritorni a parlare del fatto che il problema delle scorie non è mai stato risolto.
Barack Obama ha voluto leggere Libertà prima che fosse pubblicato.
Spero gli sia piaciuto.
E a lei è piaciuta la decisione di conferire il Nobel per la pace a un presidente che ha triplicato il numero di soldati in Afghanistan, è ancora in Iraq, bombarda il Pakistan un giorno sì e uno no e ora attacca la Libia?
Posso solo dire che il comitato svedese ha commesso una monumentale idiozia.
Deluso da Obama?
In generale ho ancora fiducia in lui. Credo che come presidente si trovi in una situazione di conflitto simile a quella in cui mi trovo io come essere umano.
Spero solo che abbia più informazioni di quante ne ho io per poter giudicare come stanno andando le cose.
Cosa pensa della guerra in Libia?
Quando un popolo decide di rovesciare un despota, la libertà che ne consegue è sempre più stabile rispetto a quando arriva qualcuno dall’esterno e lo rovescia per te, come invece pensava assurdamente di fare George W. Bush in Iraq.
Oltre a detestare Bush, lei detesta anche le opere di Philip Roth, lo scrittore più popolare in America…
Popolare Roth? Non vende mica tanto, sa?
Lei ha dichiarato che è un romanziere scadente e che scrive solo di sé.
Roth ha in generale delle deficienze come romanziere, ma in qualche caso ha raggiunto vette indimenticabili.
Si dice di attriti personali fra voi due…
Sì, ci sono motivi personali di acredine, ma è bene che le questioni private fra me e Roth restino una cosa che riguarda soltanto lui e me. Del resto, a chi vuole che interessino?
Allora parliamo degli scrittori italiani.
Purtroppo non conosco direttamente i vostri contemporanei. Sono fermo a Giacomo Leopardi, adoro la sua meravigliosa tristezza: il poeta che si vede come un uccello, con la sua solitudine, lontano dal mondo, staccato dal consorzio mondano. Leopardi amava osservare gli uccelli. Vede? Un altro scrittore birdwatcher.
- Martedì 5 Aprile 2011

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Il 6 Aprile 2011 alle 00:28 Chiliamacisegua » Blog Archive » News 5 aprile ha scritto:
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