Un romanzo d’esordio che, dice l’autore, «sta andando sorprendentemente bene». 1000 copie vendute in pochi mesi solo grazie al tam tam, una ristampa già pronta, e la soddisfazione di vedere il suo Demian Sideheart (pubblicato nel novembre 2010) in bella vista nelle vetrine di alcune delle più importanti librerie come Mondadori e Feltrinelli e vincitore, senza santi protettori, del premio letterario internazionale città di Cattolica.
30 anni, Francesco Zingoni ha vinto una scommessa cui erano in pochi a credere sino a qualche mese fa: dimostrare che si può pubblicare, e far conoscere un romanzo senza avere alle spalle una grande casa editrice. In pratica, il caso di uno scrittore che, dopo i «no carichi di complimenti» dei big dell’editoria, si inventa editore, agente, correttore di bozze, direttore marketing, distributore. Il tutto, per dare seguito, spiega ancora Zingoni, a quell’ «urgenza esistenziale di scrivere che ho sempre avuto. E per la quale ho vissuto due anni di totale ed euforico isolamento, senza internet, senza tv, senza nient’altro che la mia necessità di scrivere». «I due anni più belli della mia vita», li definisce.
Demian Sideheart è la storia di uno scampato vivo. Di un uomo che si risveglia su una spiaggia di un atollo del pacifico, dopo una tragedia di cui non ricorda più nulla, senza memoria, con il solo ricordo di un volto di donna a intrecciare i fili tra il passato e il presente. È la storia di una ricerca dell’Io sepolto, come quella che hanno vissuto centinaia di sopravvissuti allo tsunami del 2004. «Tutti quelli che hanno letto il mio libro dicono che si legge d’un fiato nonostante le settecento pagine. C’è gente che ha pianto, che si è commossa, che si è totalmente identificata nel personaggio del mio romanzo», racconta. La sua casa editrice la definisce «un trampolino di lancio per chi è fuori dal circuito che conta». I suoi obiettivi sono chiari: «Dopo il trampolino, il lancio. Far acquistare il mio romanzo a una grande casa editrice. Dargli i diritti. Forse ora, dopo questo successo iniziale, è possibile fare il grande salto. So che è diventato possibile».
- Mercoledì 13 Aprile 2011

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