
Io sono nessuno: particolare della copertina del libro di Silvio Raffo
Se un’esistenza è uneventeful (e cioè priva di eventi), dovrebbe essere difficile raccontarla, soprattutto se prende avvio nella provincia americana il 10 dicembre 1830, una data troppo lontana e troppo distante dalla contemporaneità.
Dovrebbe esserlo, ma in questo caso non lo è. Io sono Nessuno di Silvio Raffo, da poco pubblicato da Le Lettere, racconta la vita e la poesia di Emily Dickinson, la più grande poetessa americana di tutti i tempi.
Della Dickinson restano appunto le sublimi poesie. Per il resto, poco altro: come si affretta a spiegare lo stesso Raffo nelle prime pagine del libro, “Emily nacque, visse e morì nella casa paterna, in un piccolo villaggio del New England, che non lasciò se non in rarissime occasioni; fu educata secondo i canoni tradizionali del puritanesimo da genitori irreprensibili e da maestri altrettanto rigorosi; non si sposò mai né fu mai fidanzata; trascorse e consumò tutti i suoi anni, specie quelli dell’età matura, in un isolamento pressoché assoluto se si escludono i rapporti familiari e la corrispondenza epistolari con conoscenti ed amici”.
Considerate le promesse, ci si potrebbe allora aspettare una biografia letteraria della poetessa, e la previsione potrebbe diventare una probabilità considerata che Raffo, di mestiere, fa il docente e il traduttore.
E invece no. In poco più di centocinquanta pagine, riesce a trovare la fortunata combinazione tra la narrazione di una vita solo apparentemente dimessa e un giudizio d’insieme dell’opera poetica.
E si badi che, questa combinazione, la trova sia nella struttura (che non scivola mai nel criptico o nell’ermetico, ma che non concede neppure nulla al voyeuristico), sia nel tono (distante dal linguaggio della biografia romanzata come dal saggio critico). Riuscendo a metterne in luce una nuova Dickinson, viva e animata, nonostante il grigiore dei cliché che offusca la sua immagine.
- Venerdì 22 Aprile 2011

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