Serpenti a sonagli: Irvine Welsh morde ancora

Un particolare di "Serpenti a sonagli" di Irvine Welsh - Credits: Guanda

Un particolare di "Serpenti a sonagli" di Irvine Welsh - Credits: Guanda

Dopo il successo di Trainspotting e di romanzi come Colla e Porno, Irvine Welsh ha invaso le librerie con un altro titolo che non smentisce il suo ormai riconoscibile stile. Stabilmente attestato nell’olimpo degli autori più irriverenti e spiazzanti dei nostri tempi, accanto a Douglas Coupland, Chuck Palahniuk e Michel Houellebecq, lo scrittore scozzese raccoglie nel suo ultimo volume, Serpenti a sonagli, l’ennesimo ritratto di un’umanità che combatte per vivere l’avventura di tutti i giorni, fatta di persone che non sono per nulla eroi, ma esseri umani deboli, pieni di difetti e in continua lotta con le bassezze degli istinti.

Serpenti a sonagli è una raccolta di quattro racconti che travolgono il lettore, in una sequenza di episodi in cui la voce narrante, nello stile più classico di Welsh, passa da un personaggio all’altro, dando la sensazione di riuscire a cambiare ogni volta la modalità di percezione della stessa scena narrata, in un misto di straniamento e confortevole naturalità. Leggendo ognuna delle storie viene da chiedersi “ma come diavolo gli è venuto in mente?” .

Il primo racconto, che dà il titolo al libro, Serpenti a sonagli, è l’avventura di due ragazzi e una ragazza di San Francisco che, di ritorno dal Burning Man, sono costretti a trascorrere una notte in tenda nel deserto del Nevada. Ma ecco che accade l’inaspettato: mentre stanno dormendo un serpente a sonagli morde uno dei protagonisti in un punto molto delicato (!), creando la grottesca scena in cui l’amico è costretto a succhiare via il veleno dal morso. Il tutto si aggrava dalla comparsa di due sadici banditi messicani che fraintendono pericolosamente la situazione.

Il secondo racconto, Se ti è piaciuto andare a scuola, lavorare ti piacerà di più, è suddiviso in cinque capitoletti, ognuno dei quali ha il nome di una donna. E la storia ruota proprio intorno alle donne con cui ha a che fare il protagonista, Mickey Baker, inglese divorziato che ha aperto un pub alle Canarie, dividendosi tra l’ex moglie, la figlia, e le amanti.

Segue Cagne a Lincoln Park, divertente affresco di un gruppo di donne in carriera a Chicago, attente all’apparenza, ai vestiti, ai ragazzi, sicure della loro superiorità, della loro indipendenza ed emancipazione. Ma basta un cuoco coreano per far saltare qualche equilibrio.

Si passa all’ultimo e agghiacciante racconto, Miss Arizona, in cui un giovane aspirante cineasta, nel tentativo di ricostruire la vita del regista che è stato il suo modello di riferimento, si imbatte in una non più tanto giovane signora, ex moglie del suo mito, che nasconde un inaspettato quanto sconvolgente segreto.

Il libro, nella versione inglese, contiene anche un quinto racconto, Kingdom of Fife, che in Italia è stato pubblicato come romanzo autonomo nel 2008 col titolo Una testa mozzata, e che completa questa raccolta ricca di situazioni comicamente grottesche, piene di cinismo, cattiveria e meschinità, ma che fanno anche brillare inaspettati sprazzi di confortante umanità.

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