
L’atlante di smeraldo, di John Stephens - Credits: Longanesi
L’Atlante di smeraldo, di John Stephens è un libro uscito a fine aprile per Longanesi, e presentato ufficialmente all’ultimo Salone del Libro di Torino come uno dei casi editoriali dell’anno. Lanciato in contemporanea in 35 paesi, alcuni lo considerano l’inizio di una potenziale nuova saga di successo alla Harry Potter o Twilight. E il suo autore, l’americano John Stephens, già autore, sceneggiatore e produttore televisivo, viene dipinto come l’erede dell’inglese J. K. Rowling.
Operazioni di marketing a parte, la pubblicazione de L’Atlante di smeraldo è stata accompagnata da un tam-tam di elogi e complimenti tra agenti letterari, librai ed editori, un po’ com’è accaduto con il libro di Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone.
Abbiamo avuto modo di leggerlo e va detto che la costruzione di tutti gli elementi, dai personaggi al ritmo di narrazione, è davvero efficace, e crea una certa aspettativa thrilling nel lettore a cui rimane la curiosità di vedere cosa succede nella pagina successiva. La storia è avvincente, ma ricorda davvero tanto le ambientazioni della scuola di magia di Hogwarts.
I protagonisti sono tre giovani fratelli, Kate, la più grande, Michael e Emma che una notte si trovano inspiegabilmente orfani dei genitori misteriosamente svaniti nel nulla. Iniziano così a girare per anni da un orfanotrofio all’altro, fino a finire nell’inquietante Cambridge Falls, un istituto sconosciuto che sembra l’unico disposto a ospitarli. L’edificio è allegro e moderno quanto la casa degli Usher di Poe, e i tre ragazzini sono gli unici ospiti accuditi da strani e inquietanti personaggi, tra cui l’enigmatico dottor Pym. A dare il via ai giochi narrativi è il ritrovamento di un magico libro, l’atlante di smeraldo, appunto, capace di far viaggiare nello spazio e nel tempo.
Quindi gli ingredienti sono: magia, mistero, bambini protagonisti con un destino eccezionale, un po’ di suspence e ironia quanto basta.
Niente di nuovo, forse un po’ poco per definirlo un caso editoriale, e forse un po’ presto. Ma funziona.
- Giovedì 19 Maggio 2011

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