Keanu Reeves scrive Ode to Happiness, un libro sulla tristezza

Keanu Reeves nell'immagine che ha fatto il giro della Rete l'anno scorso - Credits: F_01©Kikapress.com

Keanu Reeves nell’immagine che ha fatto il giro della Rete l’anno scorso - Credits: F_01©Kikapress.com

E anche Keanu Reeves scrisse un libro. L’attore americano si dà alla letteratura, e la sua è un’operazione curiosa. Il titolo del suo lavoro, da poco annunciato, è Ode to Happiness, e farebbe pensare alla solita opera autobiografica che traccia la parabola di una success story. L’autobiografia in realtà c’è, ma si tratta di altro: è una presa in giro dei libri “how to” che insegnano a essere felici. Qui è l’esatto opposto: Keanu si fa beffe della tendenza di molte persone all’autocommiserazione e al limite invita (con ironia) a sprofondare nel dolore e nella depressione.

Perché un approccio così imprevisto da una delle maggiori star internazionali del cinema? Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro. L’anno scorso circolava un’immagine rubata di Reeves seduto su una panchina con aria misteriosamente mestissima. La foto fece il giro della Rete e diede vita a reazioni, commenti, ritocchi in Photoshop e domande sulla malinconia dell’attore, fino all’invenzione, da parte dei fan, del Cheer Up Keanu, la giornata mondiale per tirare su di morale l’interprete di Matrix, Point Break e di tanti altri film. La celebrazione si svolge il 15 giugno.

Non si è mai scoperto il motivo della tristezza inconsolabile di Reeves. Di certo ne aveva ben donde: negli anni ‘90 la sua casa andò a fuoco, nel 1999 la sua compagna perse la figlia che aveva in grembo, nel 2001 essa stessa morì in un incidente. Così si è messa in moto la leggenda dell’attore triste.

Ecco quindi Ode to Happiness, scritto da Reeves e illustrato dall’artista americana Alexandra Grant, nato per scherzo, come rivela l’autore al Guardian: “Ero nella cucina di casa mia con una mia amica e la radio stava trasmettendo canzoni veramente deprimenti, così ho iniziato a scrivere rime altrettanto deprimenti. La mia amica rideva così tanto del melodramma che ho continuato ad accumulare frasette di autocommiserazione”.

Il libro contiene rime, aforisimi e frasi spiritose nel segno del ‘potrebbe sempre andare peggio’, con disegni a inchiostro nero. Pare che davvero Reeves ci abbia lavorato dalla prima all’ultima pagina (non sempre gli attori lo fanno, per usare un eufemismo). E pare anche che, tra un film e l’altro, abbia già intenzione di riprendere la penna in mano per cimentarsi con gli Haiku…

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