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Cavour (Credits: Ansa/Peri)
Una biografia militante, un’autobiografia intellettuale. Nell’infinita messe di libri apparsi sull’identità italiana per il 150esimo anniversario dell’Unità, Aragno ha deciso di rimandare da poco in stampa un’agile biografia di Cavour.
Si intitola semplicemente Camillo di Cavour (su Bol.it con uno sconto speciale) ed è firmata da Romolo Murri, un sacerdote che nel primo Novecento pagò con la scomunica la partecipazione politica dopo il “non expedit” di Pio IX che di fatto vietava l’agone pubblico ai cattolici italiani.
Nella sua dettagliata prefazione, Sergio Romano scrive che vi sono almeno tre ragioni per cui vale la pena rileggere la biografia.
“E’ uno dei migliori profili biografici di Cavour. È opera di un uomo che fu molto noto e discusso tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ma è oggi ignorato da quasi tutti i suoi connazionali. Contiene considerazioni ancora attuali sui rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica”.
Basterebbero queste righe a giustificare una lettura più opportuna che mai. Basterebbero, appunto, ma in realtà non bastano.
Oltre allo stile chiaro ed elegante di Murri, va infatti notato almeno un altro aspetto. E cioè che l’autore, scrivendo di Cavour, parlava in realtà di sé stesso.
Per questo, pagina dopo pagina, la biografia si trasforma presto in un’autobiografia intellettuale.
Meglio: in un’autobiografia di un’idea, quella del liberalismo cattolico, che ha avuto vita assai grama in Italia, restando quasi sempre all’ombra del cattolicesimo liberale di Rosmini e Gioberti.
- Mercoledì 29 Giugno 2011

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