Omaggio ad Agota Kristof, scrittrice cruda e intensa

Agota Kristof nel 2004 nel suo appartamento a Neuchâtel

Agota Kristof nel 2004 (Ansa/EPA/SANDRO CAMPARDO)

Quando ho appreso della sua morte, avvenuta nella notte di ieri, una tristezza acuta mi ha invaso e un pensiero egoistico l’ha accompagnata: “Ora non potrò più leggere sue opere nuove”. Ma del resto Agota Kristof era malata da anni, e da un po’ la sua mano lucida, cruda e così sorprendente non ci concedeva nuovi scritti.

Agota si è spenta a 75 anni, a Neuchâtel, in Svizzera, la terra che non ha mai amato ma dove ha trovato accoglienza nella fuga dalla sua Ungheria, nel 1956, con il marito e una figlia piccola, dopo la repressione dei moti di Budapest e l’invasione dell’Armata Rossa. Qui ha dovuto passare anni difficili, prima in fabbrica e poi la difficoltà a inserirsi in una comunità di immigrati. E ha dovuto abbandonare l’ungherese per scrivere in francese, una lingua che non ha mai sentito sua e che l’ha fatta sentire un’analfabeta, come si confessa proprio nel racconto autobiografico L’analfabeta (su bol.it con uno sconto speciale): “Questa lingua, il francese, non l’ho scelta io. Mi è stata imposta dal caso, dalle circostanze. So che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come meglio potrò. È una sfida. La sfida di un’analfabeta”.

La sua fortuna letteraria è legata alla Trilogia della città di K. (su bol.it con uno sconto speciale), uno dei capolavori del Novecento, opera tradotta in oltre 30 Paesi che riunisce libri prima usciti separatamente, Il grande quaderno, La prova e La terza menzogna. Hanno un fascino cupo e ipnotico i tre capitoli, soprattutto gli esercizi di rafforzamento fisico e psicologico a cui i due gemelli si sottopongono ne Il grande quaderno, in un’imprecisata città di K. di un Est europeo in guerra, dove la madre li ha lasciati affidandoli a una nonna mai conosciuta prima, fredda e dura, per allontanarli dallo strazio del conflitto. Le pagine a volte sono taglienti come rasoi e sferzano come schiaffi. Il romanzo si rivela una cruda allegoria della guerra e dell’esilio, tanto cupa e dura quanto poetica, scritta da una penna che sembra così giovane e nuova, anche se il romanzo è edito nel 1987, quando Agota ha 52 anni.

Ma Agota non è solo la Trilogia della città di K.. Il suo Ieri (1995) (su bol.it con uno sconto speciale), libro ricco di tensioni interiori, fatica del vivere e di nodi esistenziali da sciogliere, ha ispirato al regista italiano Silvio Soldini il film Brucio nel vento. Diversi sono anche i suoi scritti per il teatro, da La chiave dell’ascensore. L’ora grigia (1999) (su bol.it con uno sconto speciale) a Le Monstre: et autres pièces (2007).
Ma a chi non li ha ancora letti consiglio i racconti raccolti sotto La vendetta (2005) (su bol.it con uno sconto speciale). Qui Agota tira fuori tutta la sua rabbia e il nero dell’anima dolorante, con stille di racconti, camei dolorosi e bui, imprevedibili e fascinosi.
Una delle sue ultime pubblicazioni tradotte in italiano è stata Dove sei Mathias? (2006) (su bol.it con uno sconto speciale), due racconti in cui tornano le ossessioni di Agota, l’infanzia e la sua terrificante lungimiranza, la disperazione nei confronti della vita, l’inganno delle parole ma anche lo humour.

Qualcuno dice che esistano duecento pagine di un romanzo inedito dedicato al padre, che la scrittrice ungherese avrebbe voluto titolare Aglaé dans les champs. Magari. E intanto aspettiamo di vedere il film del regista ungherese János Szász ispirato alla Trilogia, sperando sia un degno omaggio.

E a proposito di omaggio, ecco cosa Twitter dedica alla scomparsa dell’amata Agota Kristof, che ancora è tra le “Tendenze” del social network:
epicoco:

“Agota Kristof, quando i grandi scrittori rimangono poeti non diventano commercianti… proprio come lei”

chosesetautres:

“è morta Agota Kristof. Ed è una cosa orribile”

Bibi:

“Agota Kristof toco mi alma como pocos. Transformo mi escritura. Me cambio a mi”

MicheFax:

“Se volete 2 calci nello stomaco leggete il suo celebre Trilogia della città di K. RIP Agota Kristof”

platipuszen:

“è morta Agota Kristof, che ho amato molto. una di quelle persone che ti sembra di conoscere anche se non l’hai mai incontrata”

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