Con Proust, tra i salotti della Belle Époque

La tomba di Marcel Proust, a Parigi (Credits: Ansa/Palazzo)

La tomba di Marcel Proust, a Parigi (Credits: Ansa/Palazzo)

Puntute, colloquiali e a volte decisamente caustiche. Le corrispondenze mondane che Marcel Proust scrisse a inizio del secolo scorso per Le Figaro sono un concentrato di cattiveria salottiera e di spassosa fenomenologia.

In qualche migliaio di battute vi è racchiuso quasi tutto della società francese ed europea protagonista della Belle Époque: narcisismo, eccentricità, autoreferenzialità, una certa dose di freschezza e soprattutto molta, molta vacuità.

Ecco perché rileggerle ora in un’edizione  pubblicata da La Vita Felice fa un certo effetto.

Oltre che una prova letteraria (come non scorgere i continui rimandi all’ospitalità dei Verdurin nella Recherche?), Il salotto di Madame de… (su Bol.it con uno sconto speciale) ha tutti gli ingredienti di un documento storico.

Certo: rispetto alla storia, c’è lo sguardo in soggettiva di Proust. Ma chi ha il coraggio di poterlo definire un difetto?

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