Frank Zappa. For President! Intervista all’autore

Un particolare della copertina di Frank Zappa. For president! - Credits: Arcana

Un particolare della copertina di Frank Zappa. For president! - Credits: Arcana

Frank Zappa “è stato la mente più acuta e il critico sociale più sottile del rock”, è questa la motivazione con la quale il musicista è entrato a far parte delle Rock’n Roll Hall of Fame, nel 1994, a un anno dalla sua scomparsa. Ma è forse riduttivo parlare solo di  rock. In più di quarant’anni di carriera, Zappa ha giocato con i generi più disparati, dal blues alla classica, dalla fusion al jazz. Non è un caso che venga considerato un vero e proprio compositore moderno, capace di creare musica di alta qualità e, allo stesso tempo, divertire, prendere in giro e far riflettere il suo pubblico.

Ma l’attenzione dei più si è sempre fermata solo alle composizioni musicali di Zappa, tralasciando la parte testuale. Per questo motivo abbiamo intervistato Michele Pizzi, autore del libro Frank Zappa. For President!, un saggio che tenta di raccontare l’uomo e il musicista attraverso un’analisi dei suoi testi.

Perché un libro sui testi di Zappa oggi? È così attuale?

Zappa lo si è sviscerato all’infinito per la sua musica, meno per i suoi testi. In realtà, il suo atteggiamento iconoclasta lo ha portato spesso a diventare una specie di giullare che ci ha mostrato, inascoltato, scenari futuri che sono diventati rapidamente il nostro attuale presente, ragionando spesso su temi tanto classici quanto fondamentali: il rapporto tra repressione e intrattenimento, tra rivoluzione sessuale e commercializzazione del corpo, tra politica e denaro. Zappa ha sempre “lavorato” sulle contraddizioni del sistema e soprattutto di chi il sistema pensava di contrastarlo, dando così fastidio a tutti indistintamente. Direi che il tema più attuale nel suo discorso è proprio il rapporto tra informazione e controinformazione, tra le forme del potere e i linguaggi più adatti per evidenziarne le contraddizioni, e riuscire così a opporvisi.

Che approccio hai usato?

L’idea di fondo era la definizione di un contesto e ricercare tutte le possibili tracce che circondano il testo zappiano, per rendere conto della sua complessità. Tutti i suoi testi, infatti, sono disseminati, volontariamente o meno, di riferimenti estremamente variegati e legati al suo specifico contesto culturale e sociale. Sono fotografie e storie esemplari che descrivono la parte più grottesca e contraddittoria, e proprio per questo più vera, della sua America. Ogni brano presenta degli squarci, dei “buchi della serratura” dai quali vedere l’altra faccia dello specchio. Ho cercato quindi di individuare per ogni testo almeno uno spunto per aprire una di queste finestre, per allargare il discorso e sfuggire a un approccio meramente aneddotico. Per questo ho evitato al massimo qualsiasi commento personale, lasciando parlare lo stesso Zappa e gli attori, i luoghi, i fenomeni e gli eventi del suo tempo.

Ci sono dei temi o delle parole ricorrenti?

Sesso, sicuramente, in tutte le sue forme e varianti. Se si analizzano i testi di Zappa a livello semantico, la prima cifra che ne risulta è certamente questa. Ma ciò che cerco di dimostrare nel libro è come, al di là di un certo autocompiacimento verso la provocazione sempre più estrema, anche questo tema facesse parte del discorso più generale su informazione e potere, sulla libertà di espressione e, indubbiamente, anche sulle meschinità dell’uomo medio (e non solo americano).

Quali sono le influenze culturali di Frank Zappa? E chi sono, se esistono, i suoi epigoni?

Zappa ha sempre sostenuto la sua distanza da qualsiasi cultura “alta”. Le uniche influenze dichiarate sono quelle musicali e le più ovvie: Stravinskij, Edgard Varese, il doo-wop della sua giovinezza. Le sue fonti di ispirazione, a mio avviso, sono le stesse da cui deriva gran parte della Pop art, similmente a quanto espresso da personaggi come Andy Warhol. Difficile dire chi ne detenga oggi il testimone, ma non certo le tante tribute band, a partire dal circo di Zappa Plays Zappa messo in piedi dal figlio Dweezil. È invece estremamente interessante vedere come la sua musica possa assumere dimensioni inconsuete e così tanto attuali, nelle varie incarnazioni offerte da artisti come l‘Ensemble Modern o la band di Ed Palermo, nelle straordinarie versioni a capella dei Persuasions, come nelle recenti trasposizioni per quintetto jazz di Stefano Bollani.

Dal punto di vista testuale, qual è l’album o il brano migliore?

Ho un affetto particolare per Sheik Yerbouti, il disco che mi ha fatto scoprire Zappa più di 30 anni fa. Splendido nella musica ma dannatamente efficace e maturo anche nei testi. Anche il riascolto più attento di Joe’s Garage mi ha offerto sensazioni e suggestioni inaspettate. Per il resto, trovo che Torture Never Stops contenga liriche particolarmente poetiche.

La qualità compositiva di Frank Zappa è alta, eclettica, graffiante, grottesca. I testi seguono questo stile?

È storia come spesso i testi dei suoi pezzi venissero scritti di getto, sull’autobus, in aereo, nel backstage, riprendendo qualche episodio o spunto estemporaneo. Ma nonostante Zappa abbia più volte dichiarato che i testi per lui erano solo un pretesto per far vendere meglio la sua musica (perché il pubblico non ama la musica strumentale, ebbe a dire), la complessità della loro costruzione è evidente. Non è sempre così, certo, ma anche nel più esplicito divertissement (uno su tutti come esempio, il tour de force di Dinah-Moe-Humm) si nota una grande ricerca di coerenza con i suoi obiettivi e una straordinaria capacità di fare satira caustica, intelligente ed efficace su qualsiasi umana miseria o debolezza.

Se Zappa avesse scritto un libro, quale sarebbe?

La mia idea è che per tutta la vita Zappa abbia scritto un solo grande libro: la sua autobiografia in musica. Narrando ciò che vedeva attorno a sé, attraverso la costruzione di microstorie, non faceva altro che scrivere di sé stesso e delle cose in cui credeva, come del resto succede a qualsiasi scrittore. Credo che non avrebbe potuto scrivere, o non avrebbe avuto grande interesse a scrivere nient’altro.

Dove sta la differenza tra la volgarità testuale di Zappa e quella della musica rock e pop dei nostri giorni?

La volgarità esplicita di Zappa era senza mediazioni e ha spesso disturbato anche i suoi stessi fan, che talvolta hanno colto con grande fastidio la sua carica provocatoria. Il pop odierno, soprattutto al femminile, mi sembra alzare l’asticella soprattutto sull’aspetto estetico, ma credo rappresenti un discorso molto fine a sé stesso e per nulla rivolto a una critica del sistema o dell’ambiente musicale (su questo attendo volentieri una smentita).

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