Mostri, sfide, paure e virtù: la storia di un poema alla corte di re Artù

particolare della copertina del libro edito da Guanda

particolare della copertina del libro edito da Guanda

Questa è una storia davvero misteriosa, piena di colpi di scena e di segreti. A cominciare dal suo inaspettato ritrovamento.
Sì, avete capito bene: perché uno dei gioielli della corona della letteratura inglese, custodito nella British Library in condizioni di massima sicurezza e umidità controllata, fino a qualche tempo fa non esisteva. Almeno agli occhi di critici e letterati.

Sir Gawain e il Cavaliere verde è stato scritto da un autore anonimo intorno al 1400. Ma per più di quattro secoli è rimasto sepolto tra le carte di un’anonima biblioteca di Yorkshire. Salvo poi venire inaspettatamente fuori, diventando in epoca vittoriana un’opera cult, un poema che – come ha scritto Simon Armitage – alterna il registro di ghost story, thriller, romanzo d’amore, storia d’avventura e favola morale.

Ma cosa racconta? È ambientato alla corte di re Artù e narra di una sfida, preceduta da una sinistra irruzione. Quella di un personaggio mostruoso, di colore verde, “una montagna d’uomo di mole smisurata”, “con lombi e membra così lunghe e possenti che a vero dire, semigigante lo dovrei chiamare”.

Ebbene, il mostro (o l’uomo) lancia una sfida: si lascerà colpire da un’ascia nel punto che l’avversario sceglierà, ma solo una volta. E, soprattutto, a patto che un anno dopo mi sarà permesso di colpire il mio aggressore con la stessa arma.

Artù accetta subito, ma viene frenato. Al suo posto si fa avanti il nipote, Gawain, il quale afferra la scure e va dritto al bersaglio. Ma il gigante, anziché morire, resta vivo e vegeto. E qui inizia la storia.

Lo spartito, come potete immaginare, è piuttosto appetitoso. Tanto suggestivo da spingere un poeta inglese, Simon Armitage, a tradurre la storia in una nuova versione, più ardita e contemporanea.

Questa nuova edizione è ora arrivata in Italia pubblicata da Guanda, e tradotta a sua volta in italiano da Massimo Bocchiola (il testo inglese è a fronte). L’abbiamo letta. Ci è piaciuta. E per questo ve la suggeriamo.

Commenti

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Il 29 Settembre 2011 alle 16:29 berenuno ha scritto:

mi fa piacere che sia stata ripubblicata questa opera interessantissima sotto molteplici aspetti. La conosco e la amo dai lontani anni ‘80, dall’edizione Adelphi, arricchita da un saggio di Ananda K. Coomaraswamy e curata da Piero Boitani.

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