
Del buon uso della religione, particolare del disegno di copertina
Questo libro infastidirà i sostenitori di entrambe le fazioni: atei e credenti. Nell’introdurre il tema della sua inusuale “guida” lo scrittore svizzero Alain de Botton mette subito le mani avanti, sapendo di inoltrarsi su un sentiero impervio. In realtà Del buon uso della religione (Guanda) non è un breviario laico ma una riflessione piena di buon senso sui bisogni spirituali e i valori morali dell’uomo.
Perché, si chiede de Botton, le religioni hanno il monopolio spirituale su questioni che ci riguardano tutti, atei e persone di fede? Perché il mondo intellettuale – dall’università alle istituzioni socio-politiche – non ci consente di formulare domande fondamentali sull’anima? Perché le aree problematiche delle nostre vite, la malattia il dolore la solitudine, fino alla morte e alla sua ritualizzazione, sono state “confiscate” dall’autorità religiosa e rimosse da noi laici che della religione abbiamo annusato il “cattivo odore” (Nietzsche)? Mentre la scienza ha sbaragliato la velocità della luce, nel terzo millennio “l’etica è ancora nella fase in cui i dilettanti giocherellano col piccolo chimico nel capanno del giardino, e non in quella dei professionisti che conducono esperimenti ben organizzati”.
La filosofia da camera di Alain de Botton, saggista-giornalista-presentatore e imprenditore culturale di successo, può sembrare a volte stucchevole fino alla soglia del banale. Specie il richiamo alla vita quotidiana anche in ambiti metafisici o trascendenti, come se la filosofia, l’arte, la religione avessero un senso solo se applicate al tran tran di tutti i giorni. Visto da un altro lato, però, il suo pragmatismo di radice tipicamente anglosassone è un’ottima base antidogmatica per l’indagine della qualità etica ed estetica dell’esistenza. A prescindere dalle conclusioni, le domande sono interessanti: perché non apprezzare la rappresentazione del pudore negli affreschi di Giotto evitando la dottrina dell’annunciazione, o incamerare il nocciolo della compassione buddista indipendentemente dalle teorie dell’aldilà?
Saggezza senza dottrina: sporchiamoci le mani, dice de Botton, prendendo a prestito concetti da fedi diverse: ritualità, emozione, ripetizione, protezione, gentilezza, identità plurale, compassione, tolleranza. Che nostalgia per l’appartenenza comunitaria nell’epoca dell’alienazione collettiva. Sedersi a pranzo con degli sconosciuti per esempio – evento sempre più raro nel bozzolo in cui siamo chiusi, pieno di sospetti – ha lo “strano e incomparabile vantaggio di rendere più difficile detestarli impunemente”. Il dio delle piccole cose sfrutta ogni occasione propizia all’educazione morale, sapendo che da sole le parole non bastano a instillare virtù.
Questo sincretismo morale ha un debito di riconoscenza verso le idee di Auguste Comte, il padre del positivismo francese che ai primi dell’Ottocento aveva previsto la “morte di dio” nel mondo moderno, per mano dell’inesorabile progresso della scienza. Unico fra i contemporanei, aveva però ammesso che una società laica consacrata unicamente al proprio tornaconto avrebbe finito per produrre malattie sociali ingestibili. Nella sua fase più matura Comte abbracciò una deriva misticheggiante propugnando l’avvento di una nuova religione dell’umanità. Finì osteggiato da laici e credenti, pubblicamente deriso.
Più modestamente (e prudentemente), l’utopia di de Botton sfocia in alcune proposte suggestive ma innocue. Per esempio, perché non sfruttare il potere emotivo dell’arte e dell’architettura a supporto della psicologia? Ruolo chiave da destinare a musei e templi laici, non più asettici contenitori del passato ma spazi ideali che utilizzano i propri tesori artistici per farci diventare più saggi, con la stessa efficacia con cui, per secoli, hanno coadiuvato la teologia. Allo stesso modo, il brand extension dei marchi commerciali più prestigiosi potrebbe volgersi alle necessità dello spirito: ad esempio l’interesse della BMW per il rigore e la precisione potrebbe essere applicato, oltre che ai paraurti delle auto, alla fondazione di una scuola o di un partito politico. Provocatorio sberleffo per una geniale conversione, specie in tempi di crisi.
- Lunedì 10 Ottobre 2011

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