Tutta la bellezza deve morire. L’ultima tragica estate di un gruppo di ventenni

La costiera amalfitana, i luoghi di Tutta la bellezza deve morire - Credits: Flickr/Davide Roe

La costiera amalfitana, i luoghi di Tutta la bellezza deve morire - Credits: Flickr/Davide Roe

Un gruppo di ragazzi tra i diciassette e i vent’anni passa l’estate lungo la costiera amalfitana. Dario, Pier, Luca, Liv, Silvia, Alessia e Francesca vivono il mare tra bagni, incontri, giri in vespa e la bellezza della loro gioventù. Pier e Dario cercano posti sempre più alti da dove tuffarsi, e ogni tanto si sfidano a saltare da un tetto all’altro, in un pericoloso gioco fatto per scuotere la quotidianità: così inizia Tutta la bellezza deve morire, il nuovo romanzo di Luigi Pingitore, edito da Hacca.

Da queste premesse può sembrare che sia il racconto di una vacanza come tante altre, vissuta da giovani amici senza pensieri che hanno lo sguardo puntato su oggi e al massimo a domani, non più in là. Ma non è così: ogni pensiero, ogni dialogo, ogni gesto descritti da Pingitore sono quelli di ragazzi inquieti, interiormente travagliati, colmi di quel vuoto comune a tanti adolescenti.

I giorni sembrano scorrere uno dietro l’altro, sfilacciati, senza mete, senza progetti, finché un giorno Francesca scompare nel nulla. Vani sono i tentativi di ritrovarla e sembra quasi che nessuno sia veramente interessato a farlo. Intanto dalla Francia arriva un uomo, Ezra, uno scultore che sta seguendo il diario di sua figlia, morta in un incidente stradale. Passo dopo passo l’uomo ritorna in tutti i luoghi in cui lei è stata, tra cui proprio il litorale amalfitano, cui, per qualche ragione, era rimasta molto legata. Si imbatte così nella triste comitiva di amici. Questi ragazzi diventano per lui un mistero affascinante, che non riesce in nessun modo a comprendere. Nemmeno quando si rende conto del loro macabro progetto di suicidarsi una volta terminato agosto.

Tutta la bellezza deve morire è un flusso di pensieri e di sensazioni, strutturati in una sorta di canto e controcanto: ci sono Loro, i ragazzi, e Lui Ezra. La bellezza del titolo è ovunque, dai paesaggi incantati del mare di Amalfi, all’adolescenza dei protagonisti. Il suicidio finale è la loro affermazione, la loro scelta, che si compie attraverso una negazione, la cancellazione della bellezza. Prendendo al frase di Albert Camus, in apertura al romanzo:

Pochi capiscono che esiste un rifiuto che non ha nulla in comune con la rinuncia.

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