Bar Sport, ecco il film tratto dal libro

Il cast di Bar Sport – Credits: Andrea Raffin/Kika

Il cast di Bar Sport – Credits: Andrea Raffin/Kika

C’era una volta il Bar Sport, quello in cui si andava a bere un caffè e che poi, al suo interno, era popolato sempre dalle solite facce, una variopinta armata Brancaleone perennemente impegnata, tra una riffa e una partita di biliardo, a vestire i panni del CT. E guai a toccare le brioche, perché di solito paste e meringhe erano elementi puramente coreografici, dei monumenti marmorei alla prima colazione: il rischio per l’incauto divoratore era di ritrovarsi un’ora dopo “nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori”. Nel 1976, questo pittoresco mondo, specchio di un Paese e di una provincia che forse non c’è più (adesso c’è il pub, dove entri per seguire la partita in diretta, ed esci che hai speso quanto allo stadio), diventa una raccolta di storie estreme e tutte da ridere, dal titolo inequivocabile: Bar Sport. Opera prima di uno Stefano Benni semi-sconosciuto, il libro diventerà presto un successo di pubblico, trasformandosi, nel tempo, in un classico della narrativa umoristica italiana. Oggi, a trentacinque anni di distanza, Bar Sport sbarca nei cinema, distribuito da 01, portando sul grande schermo personaggi mitici come il barista, il tennico, il nonno da bar, il playboy, e figure leggendarie quali il calciatore statalizzato Piva o l’invincibile ciclista Pozzi. L’eredità raccolta è di quelle importanti e l’impresa si annuncia più che mai difficile: trasporre su pellicola la surreale goliardia dell’opera cartacea. Per raggiungere tale obiettivo il regista bolognese Massimo Martelli ha sfoderato le armi pesanti: in un cast ricco di volti noti, spiccano infatti i nomi di Giuseppe Battiston, Claudio Bisio, Antonio Catania, Teo Teocoli e Angela Finocchiaro. Non ha partecipato alla stesura della sceneggiatura (ma d’altra parte, non era obbligato a farlo) il “Lupo”, Stefano Benni, che a fine anni ‘80 si era occupato dei film Musica per vecchi animali (sceneggiatura e regia) e Topo Galileo (soggetto e sceneggiatura). Nonostante quest’ultimo particolare, Martelli ha cercato di rimanere il più fedele possibile al testo letterario. Basterà per replicarne  il successo? In attesa della (sacra) risposta al botteghino, è l’occasione giusta per leggere, o rileggere,  un libro che ha fatto storia, in grado di far ridere a crepapelle anche chi il Bar dello Sport (quello vero) non ha avuto modo di conoscerlo.

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