Una stella tra i rami del melo di Anabel Pitcher

(Credits: Ansa/Riccardi)

(Credits: Ansa/Riccardi)

Bastano poche, pochissime righe per capire quale sia lo spartito utilizzato da Annabel Pitcher in Una stella tra i rami del melo, romanzo da poco pubblicato da Salani.

Il primo capitolo, difatti, ha quasi un aspetto epifanico, e dunque rivelatore. Innanzitutto si intuisce la storia: ha per protagonista una bambina (Jamie) e una serie di ricordi (quello della sorella, morta in un attentato, e quello della madre, scappata con un altro uomo).

Ma soprattutto ruota attorno al desiderio di voltare pagina, e dunque attorno all’istinto di sopravvivenza.

È un aspetto centrale, in questo romanzo, e per valorizzarlo Pitcher preme forte l’acceleratore su una narrativa tutta emozioni e sentimenti.

Se la si accetta, la storia di Jamie coinvolge ed appassiona e le sue vicende si traducono in un riscatto esistenziale piuttosto avvincente. Se non la si accetta, si resta arenati sin da subito, a inizio narrazione.

È un discrimine netto, ineludibile. E per rendersene conto, come dicevamo, bastano le poche, pochissime righe del primo capitolo del romanzo.

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