“Il signore delle anime” di Irène Némirovsky

«Il signore delle anime» di Irène Némirovsky

di Marina Valensise

Occhi profondi, dita sottili, carnagione olivastra: per essere un medico, Dario Asfar ha l’aria smaniosa e affamata dei lupi, sempre in cerca di soldi, a caccia di un prestito, sempre e comunque con le spalle al muro, per i ricatti degli usurai e l’ansia e la speranza che l’attanagliano, come un giocatore compulsivo. Appartiene alla razza levantina, sangue greco misto a quello italiano, degli eterni stranieri, alieni e sempre erranti. Figlio di un venditore ambulante, nato in un porto del Mar Nero, ha voluto tentare la prova di forza, sottrarsi al suo destino di ciarlatano e mascalzone che vive di imbrogli e alla fine la sfanga. Grazie a un miliardario crudele e pazzo nevrotico, in pochi anni da medico spiantato si trasforma in un ricco luminare della «sublimazione dell’io», temuto e adulato dal tout Paris.

Scritto per un settimanale antisemita alla vigilia della Seconda guerra mondiale, l’ultimo romanzo di Irène Némirovsky, ebrea ucraina gassata ad Auschwitz, nonostante la naturalizzazione e il battesimo, è un affresco lancinante sull’integrazione impossibile di un animo schiavo dell’avidità.

Il signore delle anime di Irène Némirovsky
Adelphi, 234 pagine, 18 euro
GIUDIZIO: OTTIMO

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