
A piedi nudi sulla terra, particolare della copertina
Se c’è una dote che Tiziano Terzani ha passato in eredità genetica a suo figlio Folco – oltre naturalmente allo schietto, contagioso sorriso – è la curiosità. Insaziabile, profonda come un bisogno istintivo che gli impone di non accontentarsi, di guardare oltre le apparenze. Cosa cerchi quando non cerchi più i soldi? Intanto vai, A piedi nudi sulla terra (Mondadori). Appassionato reportage, diario di viaggio, intenso mémoire della controcultura anni Settanta e inedito squarcio in presa diretta sulla società dei sadhu nell’India di oggi, è il primo libro “in proprio” di Folco Terzani.
“Sono tornato a essere un bambino che ascolta le favole e ci crede”. Folco vuole scoprire cosa muove un asceta. Gira per l’India, si ferma a Calcutta da Maria Teresa, incontra pellegrini, sadhu, viandanti, e un giorno capita ad Hampi, Karnataka, un posto magico dove un tempo fiorì il glorioso regno dei Vijayanagar. Lì incontra un anacoreta dai lunghi capelli intrecciati che vive in una piccola grotta sul fiume, in mezzo alle pietre. Incredibile, è italiano: Cesare. Da quell’incontro scaturisce un’amicizia e questo libro è la storia di baba Cesare, figlio di un commercialista, poi figlio dei fiori, poi tossico e galeotto, quindi libero cercatore in cammino verso dio, ammesso alla società dei sadhu con la nuova qualifica di Oca della montagna.
Racconta Folco del conflitto interiore che lo ha attanagliato: trovato l’accesso al mondo di coloro che si sono spogliati di tutto, il primo moto è stato raccontare solo l’ultimo tratto di strada del rinunziante. Alla fine decide di lasciare il bello e il brutto, anzi di lasciar raccontare senza sfumature la sua vita direttamente allo swami, raccogliendo una testimonianza che dell’oralità conserva la qualità semplice e istintiva anche quando affronta i passaggi cruciali dell’esistere.
Insomma A piedi nudi sulla terra non affatto un nuovo Siddharta, anche se il capolavoro di Hermann Hesse rimane fra i libri preferiti di Folco. Lì c’è un individuo che vive a fondo il materialismo del suo mondo e poi svolta, ma definitivamente. Diventa cioè, per sempre, il risvegliato. Qui c’è un baba soggetto a una perenne revisione dell’ego, perché la sua quotidianità è fatta di continue cadute e e ricadute, è una strada accidentata che lascia per strada figli, compagne, compagni di viaggio e di vita. Lascia il dolore negli altri.
Ma mentre la cultura dell’Occidente esige visioni del mondo unitarie e non contraddittorie, spesso cercando a tutti i costi un compromesso, l’India è – come in tutto il resto – più tollerante. Perfino il principio di non-contraddizione è tollerato, anche dalla comunità degli yogi che non hanno mai rimproverato a Cesare le sue debolezze verso l’altro sesso, purché fosse coerente con quel movimento di fede che definisce il sentiero. Perché un sadhu non giudica (come potrebbe in qualità di adoratore del lingam, il simbolo fallico di Shiva?) e poi ognuno ha il suo, di sentiero.
È per questo meno santo baba Cesare, il grande peccatore che si sveglia ogni mattina all’alba a officiare la puja nel suo ashram? Chi può dirlo. Tante volte il guru accosta Gesù Cristo, il Buddha e gli idoli indù in un approccio sincretico che trascende ogni codice filosofico-religioso. Col suo anacronistico intercalare hippie e il linguaggio ancora intriso di tante nefandezze, con l’ironia che usa per demolire il sistema smascherando nel contempo le proprie debolezze, il baba butta lì ogni tanto granelli di sapienza su cui riflettere. Che differenza fa se li chiamiamo Adamo ed Eva oppure lingam e yoni, se il sacerdote cristiano beve il vino e il sadhu fuma l’erba, stiamo parlando della stessa cosa, no? Della differenza tra avere ed essere, di una ricerca spirituale che è oltre la società.
L’unica controcultura è la ricerca di dio, conclude il baba. Si colloca forse qui la differenza fra l’approccio indiano e quello dell’Occidente, nella sua ricerca incessante del tutto in uno e dell’uno in tutto, nel rifiuto di ingabbiare il mondo in una lingua che lo descriva a priori in maniera definitiva.
- Martedì 6 Dicembre 2011

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