
Ecco un’ altra delle liste, dedicata alla saggistica, dei libri più belli del 2011.
Libri più belli dell’anno, quarta puntata. Dopo aver provato a segnalare i cinque libri di narrativa che vale la pena leggere da qui alla fine dell’anno (ecco i consigli), azzardiamo adesso altrettanti titoli per quanto riguarda la narrativa. Tentando di mescolare tutti i generi, ma cercando di individuare davvero quelli che valgono davvero la pena di essere messi sotto l’albero.
Partiamo da un consiglio facile: Togliamo il disturbo di Paola Mastrocola. Facile perché in realtà il libro è piuttosto noto, essendo rimasto in classifica per diverse settimane. Il suo è per sua stessa definizione un “saggio sulla libertà di non studiare” ed è, lo dobbiamo ammettere, un pugno allo stomaco che si traduce in una vera e propria crociata ironica contro tutti i luoghi comuni che da decenni assediano ogni discussione sull’istruzione. Le duecento pagine del libro raccontano le mille storture di una scuola devastata, ma non sono mai narrate – ed è qui il bello – con le solite lenti ideologiche o con slogan unidirezionali.
Se avete una certa nostalgia dei primi anni Sessanta, e se avete voglia di ripercorrerli provando a coglierne le sfumature e le interazioni con i giorni d’oggi, il libro giusto è L’estetica del Pop di Andrea Mecacci. Si parte da un mese, il settembre del 1963, pieno di eventi piuttosto significativi (Blue Velvet di Bobby Vinton, 007 Dalla Russia con amore, She loves You dei Beatles) e di un genio alla ribalta, Andy Warhol. E si procede, un po’ a zig zag e con mille rimandi all’attualità, nel solco di un’epoca che è molto più vicina di quanto si possa immaginare.
A chi volesse invece concentrarsi sull’attualità e provare – con lo stesso taglio editoriale – a capirci qualcosa di più sulle nuove generazioni che hanno rivoluzionato il modo di comunicare consigliamo invece il bel saggio di Benjamin Nugent, Storia naturale del nerd, pubblicato da Isbn. Racconta la storia dei “ragazzi con gli occhiali che stanno cambiando il mondo” e, per farlo, parte dalla lontana, soffermandosi sui nonni (putativi, non anagrafici) di Zuckerberg e compagnia cantando
Ai palati un po’ più raffinati e che amano il gusto del retrò e della riscoperta, consigliamo invece un’Apologia dello scetticismo, scritta da Giuseppe Rensi, uno studioso italiano vissuto tra Ottocento e Novecento. Lasciamo che a presentarlo sia Armando Torno nella sua puntuale introduzione al libretto: “Scorretto verso il potere, puntuto nei confronti dell’autorità, allora e oggi egli resta un filosofo vero, pensante, dotato di quelle irriverenze che piacciono in ogni epoca, anche se non possiamo definirlo un irregolare sempre utile a chi non siede tra i potenti”. Resta solo da aggiungere che di Rensi, vissuto più di un secolo fa, ciò che colpisce è la scrittura, colloquiale e mai assertiva.
L’ultimo suggerimento è dedicato all’attualità ed arriva da Chiarelettere. Il libro si intitola Wojtyla segreto, è uscito nei giorni della sua beatificazione ed è stato scritto da Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi. A buon titolo, si definisce la “prima controinchiesta su Giovanni Paolo II”. Non è un saggio inutilmente provocatorio o scandalistico; piuttosto, al netto del carisma mediatico del pontefice, si concentra sugli aspetti più controversi del regno del papa polacco, a cominciare dallo Ior e dagli scandali che lo travolsero.
- Venerdì 9 Dicembre 2011

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