
(Credits: Ansa)
Carismatico: l’aggettivo ricorre d’obbligo (insieme – come ovvio – a quello di diabolico), nel giudizio della generazione a lui contemporanea. Ed è proprio dal carisma di Adolf Hitler che si fa discendere l’ipnosi collettiva (e nefasta) di un popolo nei confronti del proprio dittatore.
Una ipnosi inspiegabile se si considerano l’aberrazione di certi crimini, a meno che non si debba affermare che un intero popolo, in un dato periodo storico, è stato preda di una pazzia totalizzante.
L’ipotesi, come ovvio, è da scartare. E allora resta l’interrogativo: “Come poté un individuo tanto comune, banale, così poco corrispondente alle concezioni borghesi di cultura e di carriera come Adolf Hitler, conseguire un simile risultato?”.
La domanda è alla base di un interessante saggio da poco pubblicato da Feltrinelli e intitolato appunto Il carisma di Hitler. A firmarlo, Ludolf Herbst, docente di storia contemporanea e autore di numerosi saggi sul tema.
Con l’aiuto delle categorie fornite dalla sociologia del potere di Max Weber, Herbst sostiene che Hitler, grazie alla collaborazione di una piccola cerchia di seguaci, riuscì a inventare una leggenda del Fuhrer carismatico per sfruttare in favore del partito nazista le aspettative messianiche del popolo tedesco scosso dalla crisi fra le due guerre mondiali.
Uno stratagemma arguto, ma pur sempre uno stratagemma, che grazie a un incessante bombardamento che oggi definiremmo mediatico portò al suo nefasto risultato.
- Venerdì 16 Dicembre 2011

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