Patria mia di Scerbanenco: la radiografia dell’italiano medio sotto il fascismo

(Credits: Ansa)

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“Sorprendente macchina per fare storie”. La definizione è piuttosto nota e riguarda uno dei narratori nostrani più ingiustamente rimasti in chiaroscuro fino a una decina di anni fa. Si tratta di Giorgio Scerbanenco, italiano nato a Kiev, scrittore irregolare e in Italia vero capofila di un genere – il noir – piuttosto amato.

Su Scerbanenco, in questi ultimi anni, è in corso una intelligente operazione di recupero da parte di Sellerio, che ha ripescato i romanzi scritti durante il fascismo con protagonista l’archivista Arthur Jelling.

Romanzi che i più attenti conoscitori del narratore conoscevano. Ciò che invece quasi nessuno sapeva è che l’inventore del Duca Lamberti, durante il suo esilio svizzero subito dopo l’8 settembre, aveva  iniziato a  scrivere con una certa foga anche scritti per così dire civili.

A testimoniarne l’impegno, arriva ora un ripescaggio d’eccezione che somiglia quasi a un inedito. Patria mia, pubblicato da Aragno per le attente cure di Andrea Paganini, è un’analisi della storia della psicologia popolare di fronte al fascismo pubblicata a puntate sulla “Voce della Rezia”.

Racconta la storia, in soggettiva, di Giorgio Giulivi, “fin dai tumultuosi giorni di settembre del 1943”, ma in realtà dietro a questo camuffamento si nasconde un saggio definito dallo stesso autore “semipolitico”.

Come scrive lo stesso Paganini nell’Introduzione, “una delle tesi di fondo dell’intero saggio sostiene l’esistenza di un divario profondo tra il sentimento popolare italiano e la classe dirigente fascista”.

Tesi che – almeno per quanto riguarda la prima parte del Ventennio – è piuttosto benevola e storicamente poco condivisibile.

Ciononostante, il saggio di Scerbanenco resta un prezioso speculum dell’epoca, specie quando il suo autore – con la perizia del grande narratore – si insidia nelle meschinità della vita quotidiana, soffermandosi su certi tic e reazioni dell’italiano medio di fronte al conformismo dilagante. Tic che, fatte le debite proporzioni, restano purtroppo ancora oggi attualissime.

@fmbattaglia

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