Dopo Il divoratore, La colpa. Lorenza Ghinelli torna in libreria

La colpa. Un particolare della copertina - Credits: Newton Compton

La colpa. Un particolare della copertina - Credits: Newton Compton

Dopo il felice esordio dello scorso anno con Il divoratore, la giovane Lorenza Ghinelli presenta il suo nuovo romanzo, La colpa, ancora per Newton Compton.

Appare subito chiaro, dalle prime righe, che l’autrice desidera fortemente angosciare e assorbire il lettore in un turbinio di sensazioni e immagini poco rassicuranti. Anche le semplici descrizioni di una stanza, di un oggetto, di un movimento, sono realizzate con uno stile che non risparmia i minimi particolari, nonostante una costruzione per proposizioni semplici e incalzanti.

Ecco un esempio:

“Odore d’incenso. Penetrante e freddo. Odore di legno che puzza di chiesa. Freddo, molto freddo: un freddo umido che abita le ossa e le dilata. Estefan apre gli occhi. è nella sua stanza, le tende si gonfiano, qualcuno ha aperto le finestre. Calcia via le coperte e si siede sul letto. I piedi non toccano il pavimento. Strano, pensa. Ho diciannove anni e i miei piedi dovrebbero toccare il pavimento. Si cerca le gambe con le mani, le trova: sottili. Sottili e glabre, glabre come gambe di donna. O di bambino. Ansia.”

Da questo punto di vista La colpa non è così differente da Il divoratore. Lo scarto tra i due libri sta nel genere: se il primo si può in qualche modo classificare come horror o fantasy, il secondo invece non è facilmente etichettabile.
Si parla delle esperienze di due ragazzi, Estefan e Martino. Entrambi sono segnati da un’infanzia che ha scavato profonde ferite nelle loro vite. Il Male (con la maiuscola) è ciò che ha contraddistinto il loro passato di bambini, e una volta diventati ragazzi si trovano farne i conti. Sono due amici chiusi in loro stessi, decisi a tenere sigillato il dolore che provano, e che saranno poi costretti a far uscire.

L’incontro con Greta, una bambina di nove anni che vive con il nonno in totale isolamento in una casa di campagna, sarà l’episodio che permetterà una forma di riscossa (o redenzione?).

Il dolore dell’infanzia, che il mondo adulto non può o non vuole ascoltare, è il punto di partenza. La ricerca di un riscatto, invece, è il motore che muove il romanzo.

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