
Asterios Polyp, particolare della copertina
Dire graphic novel è riduttivo, ma un’altra definizione ancora non c’è. Con Asterios Polyp (Coconino Press-Fandango Libri) David Mazzucchelli ha inventato su carta un ultramondo che coniuga brillantemente fumetto e design, romanzo di formazione e arte contemporanea, memoriale on the road e Simposio platonico, cinema e psicanalisi. All’opera della vita il disegnatore italo-americano ha dedicato dieci anni e, come i capolavori della letteratura e del grande schermo, è una torta a più strati. Sfogli, osservi, leggi, risfogli, rileggi. Una miniera di dettagli, da scoprire a poco a poco.
Alla soglia dei cinquant’anni Asterios Polyp, professore e architetto rigorosamente teorico (nessuna sua creazione è mai stata realizzata), cambia vita. Il matrimonio in pezzi, la casa in fiamme, la depressione latente. Meglio partire, con appena un dollaro in tasca. Lo accoglie il gigantesco Stiff Major, riparatore d’auto lungo la via nella profonda provincia d’America, che gli offre anche asilo in una casa dominata dalla personalità della moglie Ursula, con cui Asterios intesse dialoghi surreali a base di filosofia e religione, storia e astrologia, estetica e arte.
Nel solco del Grande Romanzo americano – con i suoi miti del viaggio e del self made man – scorre la precedente vita di Asterios, geniale pensatore di rigorosa, distaccata razionalità che si trova ingrippato nei complessi, imprevedibili meccanismi della vita: gli affetti, la vita di coppia, le emozioni, l’impossibilità del pieno controllo. L’incontro con la scultrice Hana segna una svolta: linee punti poligoni e sfere prendono vita, con amore e con dolore. Nel design, dice la futura moglie, è importante che la forma derivi dalla struttura ma non in modo freddo, meccanico. Come in natura, perché la natura “ci azzecca sempre”.
Graficamente curatissimo, Asterios Polyp è in sé un oggetto di design, miglior graphic novel dell’anno secondo la giuria di Lucca Comics and Games 2011 e vincitore di numerosi premi fra cui il Gran Prix francese di Angouleme. Mazzucchelli esplora innumerevoli soluzioni grafiche portando al massimo grado le potenzialità narrative del linguaggio del fumetto, usando forme e colori ora in funzione espressiva, ora simbolica, ora narrativa. Per volontà dell’autore, le edizioni dell’opera in tutte le lingue sono stampate in una tipografia cinese su una speciale carta riciclata al 100%.
- Asterios Polyp, particolare della copertina
- Asterios Polyp, la copertina
- Asterios Polyp: Da bambino
- Asterios Polyp: Hana
- Asterios Polyp: L’umano agire
- Asterios Polyp: Il Modernismo dal volto umano
- Asterios Polyp: Un’altra volta no
- Asterios Polyp: Una splendida carriera
Con il venerato alfiere del postmoderno letterario americano, Thomas Pynchon al quale è stato accostato, Mazzucchelli condivide un approccio “olistico” alla creazione di storie. In Asterios Polyp le arti si sommano, si fondono e si compenetrano: la geometria con la calligrafia, la storia con il cubismo, il punk con la scultura contemporanea. Ecco Escher a braccetto con Nietszche, Freud a danzare con Castaneda, Jack Kerouac in viaggio con Woody Allen, Einstein e Omero a guardare le medesime stelle, Frank Lloyd Wright e Ming Pei in equilibrio sullo stesso cornicione, Henry Ford a scuola da Rudolf Steiner.
L’abolizione della frontiera tra cultura alta e cultura di massa raggiunge qui una sublime leggerezza. Con le mani sporche d’olio motore Asterios discetta sull’origine del design e sul mito di Orfeo, sul dualismo natura/cultura e sul futuro del linguaggio, seminando dubbi demolendo certezze in ogni campo dello scibile. Mi affascina soprattutto la breve digressione sul tempo e sul ricordo, visualizzata in una tavola esemplare. Gli ingranaggi di un orologio che va in pezzi sono le schegge di un’idea di tempo sbaragliata dalla possibilità di “ricreare” l’esperienza attraverso il ricordo. Cos’è reale? Ciò che è stato o ciò che si svolge adesso?
La fantasia di ricapitolare la storia del pensiero e dell’espressione umana è antica quanto il mondo. Mazzucchelli/Asterios la attraversa con una Cadillac a energia solare, simbolo dell’operosità della specie e della doppia natura della tecnologia. Sotto un cielo di stelle oppure fra lampi e tuoni, tutti in fondo siamo in viaggio, personaggi secondari della grande storia che è la vita. Verso dove? Cos’è questo rumore? No, nessuna costruzione teorica – nemmeno la più sofisticata – è mai riuscita a spiegare la maniera casuale in cui gioia e tragedia colpiscono gli esseri umani. Ma questo libro è un modo geniale per rappresentarla.
- Lunedì 9 Gennaio 2012

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