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Adolf Hitler (Credits: Ansa)
Raccontare il Novecento europeo attraverso dieci giorni rimasti nella memoria collettiva. L’impresa non è dappoco. A provarci, è stato Konstanty Gebert, un giornalista polacco con un lungo cursus honorum alle spalle.
Il saggio, intitolato appunto Un secolo in dieci giorni, è da poco uscito per l’editore Feltrinelli nella traduzione di Laura Rescio.
Gebert ha deciso di adottare un metodo suggestivo, che si presta però a una preliminare obiezione di fondo. Conviene allora chiarirlo subito: gli eventi scelti sono solo dieci, dunque è facile stilare l’elenco degli assenti.
“Nel mio xx secolo europeo ci sono più sinistra che destra, più femministe che chiesa, più artisti che politici e più paradossi che certezze”, scrive l’autore nella prefazione. È vero. Non solo: manca del tutto l’Olocausto, non inserito perché è “stato senza dubbio non solo l’elemento più importante del XX secolo europeo ma anche di tutta la storia del continente”.
L’obiezione principale è stata affrontata. Se il lettore la supera, si troverà di fronte a un libro meritevole per almeno due ragioni.
La prima. Gebert parte da dieci giorni, d’accordo. Ma la sua decina è anche uno sguardo appassionato su altrettante città europee (da Vienna a Barcellona, da Varsavia a Roma, passando per Berlino e Lisbona). Non solo. Il racconto è condotto alla maniera di un reportage in presa diretta.
Un esempio? Eccolo: Gebert decide di rievocare il sessantesimo anniversario dell’incoronazione di Francesco Giuseppe. Per farlo, non parte però dai manuali di storia, ma da una visita al museo di Vienna. Visita che si trasforma in un esempio palmare dei tic e delle obnubilazioni europee.
La seconda. Gli eventi raccontati sono dieci solo formalmente. In realtà, sono molti di più. Ognuno ne tira su di sé tanti altri, ma soprattutto molti di essi sono collegati. Lo nota lo stesso Gebert, con malcelato compiacimento: “E’ stato particolarmente affascinante – scrive – osservare l’intrecciarsi delle trame dei cari racconti: Hitler, pittore disoccupato a spasso per le strade di Vienna, combatterà poi a Ypres e organizzerà scontri a Berlino; manderà un corpo di spedizione a Barcellona e massacrerà Leningrado”.
Ed è questa coerenza, in definitiva, a rendere apprezzabile il suo saggio.
- Lunedì 16 Gennaio 2012

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Il 9 Febbraio 2012 alle 13:32 La mia ultima traduzione « Studio Solaris ha scritto:
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