“Le ambiguità del pacifismo” di Gabriella Mecucci

di Paola Sacchi

Perché la marcia della pace, voluta da Aldo Capitini, il Gandhi italiano si trasformò in marcia della guerra antiamericana? Il destino del corteo che sfilò per la prima volta nel ‘61 da Perugia ad Assisi, con in testa Capitini, è raccontato, nel cinquantenario della marcia, squarciando il velo sull’iniziativa sempre più egemonizzata da una sinistra pronta a condannare la guerra solo se a farla sono gli Usa e l’Occidente.

Nell’83 i pacifisti si scagliarono contro gli euromissili voluti da Bettino Craxi in risposta agli Ss20; dopo l’11 settembre del 2001 il «pacifismo senza se e senza ma» di Luca Casarini se la prese con Massimo D’Alema e Francesco Rutelli. Poi arrivarono anche finti uomini bomba. Capitini? Un riformatore mancato, come Francesco di Bernardone, il santo ispiratore della prima marcia.

Le ambiguità del pacifismo di Gabriella Mecucci
Minerva, 151 pagine, 12 euro
Giudizio: buono

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