
Un particolare della copertina di Pesca con la mosca, il nuovo giallo di Gianni Simoni - Credits: TEA
Pesca con la mosca non è un manuale per appassionati dell’amo, ma il nuovo giallo dell’ex magistrato Gianni Simoni, edito da Tea.
Il giudice in pensione Petri, mentre tenta di pescare trote in un fiume, si imbatte nel cadavere di una giovane ragazza che galleggia nell’acqua. Tutto porta alla conclusione che si tratti di suicidio, e così in effetti è, ma qualcosa in realtà non quadra. Anche perché da questo episodio si scatena una misteriosa successione di omicidi, legati tra loro da un filo che conduce sempre alla povera vittima.
Petri, coadiuvato dal solito commissario Miceli, inizia così un’indagine appassionata (e appassionante), tra bottiglie di vino e sigarette che sembrano non finire mai.
I due non indagano solo sui meri fatti in modo freddo. Ciò che contraddistingue il loro metodo è la grande attenzione all’animo umano, a quei pensieri e di conseguenza a quei comportamenti che l’uomo è in grado di innescare, e che portano con sé morte e violenza.
Da un brano del libro:
“Petri si era abituato, in tanti anni di professione, a confrontarsi con le più imprevedibili condotte umane, ma ogni volta si era posto delle domande e ci si era arrovellato fino a giungere a una spiegazione che, quantomeno sul piano razionale, riuscisse ad acquietarlo.”
La peculiarità di Gianni Simoni sta proprio qui, in questo modo di affrontare il lato oscuro dell’uomo. È un metodo che deriva dal suo passato sul campo, quando era protagonista di indagini reali sull’eversione nera, il terrorismo e la criminalità organizzata. Già lo spiegava tempo fa, rispondendo alla domanda sul perché passare dalle aule ai gialli.
- Venerdì 20 Gennaio 2012

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