Pino Imperatore, “Benvenuti in casa Esposito”: le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista

Pino Imperatore, Benvenuti in casa Esposito - Credits: Giunti

Pino Imperatore, Benvenuti in casa Esposito - Credits: Giunti

Sebbene sia milanese, Pino Imperatore la napoletanità se la porta nel cuore: primo per le origini, poi perché è lui il fondatore a Napoli del Laboratorio di scrittura comica e umoristica «Achille Campanile» e dal 2005 è responsabile della sezione Scrittura Comica del Premio «Massimo Troisi». Napoli la conosce, eccome. Anche nelle sue sfaccettature più tragicomiche, evidentemente.

Come quelle messe in scena nel suo romanzo d’esordio, Benvenuti in casa Esposito (Giunti), in cui, come si legge nella nota d’autore:

Benvenuti in casa Esposito non è un libro sulla camorra, ma dentro la camorra. Ne esplora la sua quotidianità. Ne offre una visione dal basso, non dall’alto.
 Certo, è un romanzo, e come tale va considerato. In alcune parti potrà sembrare eccessivo. Credetemi, non è così. Io non ho fatto altro che registrare e illustrare, mediante il formidabile strumento dell’ironia, fatti e personaggi che a Napoli si verificano e si incontrano tutti i giorni. Chiamatelo realismo comico, se volete. Più che in qualsiasi altro posto del mondo, a Napoli la realtà supera ogni fantasia.

Il libro si apre con la cena per la serata di San Silvestro, tutta la famiglia Esposito è riunita a casa dei coniugi Patrizia e Tonino: figli, nonni, suoceri, l’immancabile Olga, domestica e cuoca, insomma il membro acquisito della famiglia e animali domestici annessi e connessi, Sansone l’iguana e Gigetto il coniglio.
L’abbuffata ha inizio, dall’antipasto a base di mozzarelline di bufala, paste cresciute, pizzelle di ciurilli, freselle con pomodorini, panzarotti e palle di riso, al primo leggero degli spaghetti alle vongole. Si arriva dunque al secondo che lascia dietro di sé profumo di mare: capitone fritto (un metro e mezzo per due chili), baccalà, polipo all’insalata, spigola al vapore. Gli Esposito non si risparmiano nemmeno con l’insalata di rinforzo, composta da cavolfiori, papacelle, sottaceti, acciughe, broccoli e olive di Gaeta e si rilassano finalmente con mustacciuoli e roccocò, struffoli e susamielli, paste reali, paste di mandorla, torroncini, cassatine, solo dopo aver sgranocchiato castagne e datteri, prugne e fichi, arachidi e noci, e poi mandorle, pistacchi, pinoli, semi di zucca, meloni, ananas, kiwi. Un tripudio. Questo è solo l’inizio della saga degli Esposito.

Il libro.
Il rione Sanità, dove è nato il principe della risata Totò, è uno dei più affascinanti e misteriosi di Napoli. Qui vive, con la sua famiglia allargata, Tonino Esposito, orfano di un boss della camorra. Tonino riceve dal clan un sussidio mensile  e potrebbe vivere di rendita. Invece si intestardisce  a voler imitare le gesta paterne, senza riuscirvi.
Perché è goffo, sfigato, arruffone, incapace  di difendersi: un antieroe tragicomico e decadente,  che tra incubi e visioni, ingenuità e imbranataggini,  ne combina di tutti i colori.
Uno spaccato divertente e allo stesso tempo  crudele della Napoli contemporanea, città dalle mille contraddizioni e dalle tante  difficoltà, capace però di non perdere mai  la speranza per un futuro migliore.

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